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Trasporto locale: gli italiani insoddisfatti degli autobus

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Gli italiani sono tra i più insoddisfatti della Unione europea del trasporto pubblico locale e bocciano decisamente il livello del servizio: troppo lento, di scarso appeal, il più costoso per le casse pubbliche, eppure tra i meno utilizzati d’Europa. Negli ultimi 15 anni, ha perso utenti (soprattutto in città), non ha guadagnato in velocità (mentre l’auto sì) e ha costi più elevati di tutti gli altri. E’ un quadro decisamente impietoso quello che emerge da un focus sul settore contenuto nella serie “Questioni di economia e finanza” di Bankitalia.

Il lavoro studia l’evoluzione del Tpl e l’impatto del processo di riforma del comparto avviato alla fine degli anni ’90. La percentuale di italiani insoddisfatti e’ in crescita negli anni, mentre quella degli altri utenti europei decresce. In più, la quota di utilizzatori dei mezzi pubblici urbani in Italia rimane stabile nel tempo, mentre aumenta nel resto d’ Europa. E sono proprio le aree metropolitane (dove invece ce ne sarebbe più bisogno) a non vedere crescere la percentuale di utenti dei mezzi pubblici, nonostante l’introduzione di numerosi vincoli e limitazioni (Ztl, corsie preferenziali e sosta a pagamento) per scoraggiare l’uso dell’ auto privata. L’insoddisfazione degli utenti si traduce di fatto in un massiccio impiego di mezzi privati.

Negli anni – rileva la ricerca – non si è accresciuta la quota di utenti, neanche nelle città di maggiore dimensione, e al basso utilizzo del servizio si associa una valutazione negativa sulle sua diverse componenti qualitative. E anche le tariffe permangono notevolmente inferiori ai costi. Così l’Italia è fanalino di coda tra gli altri paesi avanzati in quanto a intensità di utilizzo del Tpl. Nel 2005 dichiarava di aver utilizzato il Tpl negli ultimi 12 mesi il 40% degli italiani (57% nella media Ue-25), terzultimo in classifica (prima di Cipro e Slovenia) mentre Regno Unito, la Germania e la Spagna sono al di sopra della media. Il basso utilizzo in Italia sembra collegabile al giudizio poco lusinghiero sulla qualità del servizio, afferma Bankitalia. Il 68% degli italiani dichiara che il servizio non è “sufficientemente attrattivo” per indurre una riduzione nell’ uso dell’ auto (il 58% nella media Ue 25).

I cittadini italiani in area Ue, mostrano il grado più elevato di insoddisfazione per il Tpl: nel 2004 il 40% ne considerava la qualità inadeguata, circa il doppio della media Ue-25. Rispetto a 2 anni prima, la quota di italiani non soddisfatti del servizio risultava in crescita mentre quella della media Ue era in diminuzione. Di conseguenza, la quota di utilizzatori di autobus, filobus e tram è risultata in calo, passando dal 24,4% nel 1996 al 24% nel 2006; più alta in Centro Italia (31,1%), mentre nel Mezzogiorno supera appena il 17%. Proprio nelle aree metropolitane la quota di utilizzatori è però rimasta immutata nel tempo (mentre è lievemente aumentata nei comuni limitrofi), nonostante l’introduzione nel decennio in esame di numerosi vincoli al trasporto privato. Inoltre fra il 2001 e 2006 la velocità media dei mezzi pubblici è anzi lievemente diminuita nella media nazionale, anche se un modesto aumento è da registrare nelle grandi città.

Il risultato è tra l’altro paradossale visto che nello stesso periodo la velocità media degli spostamenti urbani con mezzi privati è invece aumentata, soprattutto nelle grandi città. In altri termini, sembrerebbe che l’uso di misure di regolazione del traffico abbia favorito più i mezzi privati autorizzati che il Tpl. Il modesto calo del costo medio per km (-2,0%) è stato il risultato di un incremento dei km per addetto (23,2%) in presenza di un aumento contenuto del costo medio pro capite (3,6%).

Nonostante ciò, gli indicatori di performance dei gestori di Tpl risultano in Italia tra i peggiori nel confronto internazionale, con costi operativi per km più elevati di circa un terzo ed una quota di copertura degli stessi da parte dei ricavi che, anche per via delle tariffe relativamente contenute, è pari a meno di due terzi di quella registrata nella media dei paesi di confronto. Di conseguenza, l’ammontare dei contributi pubblici italiani per km è superiore del 57% a quello medio degli altri paesi.

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