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Sul “Letimbro” i dettagli del piano pastorale del vescovo Lupi

Savona. Il programma pastorale “avrà come primo scopo quello di ricercare l’unità tra i sacerdoti, unità che potrà esprimersi nell’accoglierci gli uni gli altri con gli stessi sentimenti di Gesù: sentimenti di stima, reciproca, di aiuto nella vita spirituale, di vera amicizia, di stimolo e anche di amorevole correzione fraterna, se necessaria, di condivisione, di collaborazione nelle opere di apostolato, di confronto di idee. Immediatamente vicino al primo scopo sarà quello di cercare il massimo collegamento e la massima collaborazione possibile tra tutte le persone, sacerdoti, diaconi, religiosi, laici e tra tutti gli organismi diocesani: parrocchie, uffici di curia, commissioni, case religiose, movimenti ecclesiali, confraternite e altri organismi in qualche modo collegati con la Chiesa”.

E’ il messaggio centrale del programma pastorale che il vescovo Vittorio Lupi ha consegnato alla diocesi e che viene pubblicato integralmente (nella sua prima stesura) sul “Letimbro” di ottobre.
Il programma lancia alcune proposte concrete a tutta la diocesi: “in due momenti diversi (il primo da ottobre a dicembre, il secondo da febbraio a maggio) si terranno in tre centri della diocesi (Varazze-Savona-Finale) alcuni incontri formativi sul discorso che il Papa ci ha fatto durante la sua visita, letto alla luce della dottrina paolina, e della teologia di S. Paolo, che tanta importanza ha avuto ed ha nella Chiesa”, scrive il vescovo. Momenti salienti saranno inoltre il pellegrinaggio a Roma, (6-7-8 ottobre) per restituire al Papa la visita che ha fatto a Savona e il pellegrinaggio diocesano in Turchia a fine giugno 2009 “Sulle orme di S. Paolo”. Ci sarà inoltre a settembre 2009 un pellegrinaggio diocesano a Santiago di Compostela con la possibilità di fare un ultimo pezzo di strada a piedi.

Tra le osservazioni pastorali che monsignor Lupi comunica nel suo documento alcune hanno a che fare con le vicarie (“Forse sarà il caso di ripensarle rivedendone i confini e, nel caso, ridurli di numero per favorire un lavoro da un lato più agile e, al tempo stesso, più ricco”), le parrocchie (“Dovranno essere sempre più orientate verso una collaborazione strutturata, cioè non lasciata alle singole iniziative di confratelli, ma con indicazioni precise nei vari campi della possibile collaborazione”), le unità pastorali (“Sono la realtà verso cui ci si deve incamminare. Nel prossimo futuro sarà, con grande probabilità, la forma normale di pastorale. Abbiamo in diocesi alcune esperienze, occorrerà potenziarle sempre più come esperienze pilota cui far riferimento man mano che sarà necessario istituirne delle nuove”) e le confraternite (“Manifestano una nuova vitalità. È un fenomeno forse legato al riflusso presente nella società e al bisogno di sicurezza che viene ravvisata in realtà ben collaudate e ancorate nella tradizione secolare cristiana”).

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