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Lettere al direttore

Scuola, la protesta corre su Facebook

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La lettera inviata ai media dagli iscritti alla causa “A favore dell’istruzione e della ricerca! No alla L.133/08”. Sul popolare sito di social network le adesioni hanno superato quota 100 mila.


Carissimi,
come avrete ormai saputo, in questi giorni, in Italia, si sta decidendo il futuro assetto delle Istituzioni Scolastiche ed Universitarie di questo Paese. Istituzioni che sono alla base della struttura sociale, civile e culturale di ogni Paese democratico. Gli strumenti chiave per il progresso economico e la mobilità sociale, elementi fondamentali per la competitività internazionale nel mondo globalizzato. Nessuno nega l’esigenza di una riforma che impedisca sprechi e favoritismi personali, premi il merito, favorisca la ricerca, gratifichi gli insegnanti che si impegnano con passione e competenza nel proprio lavoro.

I provvedimenti imposti dal governo all’opposizione parlamentare e alla sua stessa maggioranza politica, però, non hanno niente delle riforme di largo respiro di cui queste Istituzioni hanno bisogno. Sono meri tagli di bilancio a fondi già esigui e mettono a rischio non solo il futuro dei ricercatori e degli insegnanti già precari, ma delle Istituzioni stesse, creando le condizioni per un loro declino irreversibile.

Di questo i ministri del governo non sembrano, o non vogliono, o – viene da temere – non sono in grado di rendersi conto. Piuttosto di cercare da subito il confronto con le competenze del settore per arrivare ad una riforma condivisa, essi preferiscono continuare ad accusare la democratica opposizione di milioni di italiani ai loro provvedimenti di essere: “terrorista”, “ignorante”, “fannullona”, “politicamente strumentale”.

In queste affermazioni sta tutta la miopia politica di chi fatica a rendersi conto di trovarsi di fronte ad un movimento di opinione nuovo, estremamente informato, che interviene sul merito dei provvedimenti, è assolutamente pacifico, per nulla demagogico o politicizzato, trova luoghi e modi finora inediti per esprimere il proprio dissenso, tra cui la “Cause” su Facebook A favore dell’istruzione e della ricerca! No alla Legge 133/08 che ormai ha superato le 100.000 adesioni. Si tratta di una generazione di cittadini che spontaneamente si riunisce, discute e si accorda sulle forme non-violente che la protesta può e deve assumere su tutto il territorio nazionale; che ha ben chiare quali siano le condizioni del presente e i rischi per il futuro e che – triste dirlo – non si sente rappresentata, nei propri interessi, nelle istituzioni democratiche.

Anzi, è costretta persino a sentirsi minacciata di violenza fisica dalle dichiarazioni dal Presidente del Consiglio in carica (come è documentato nel video in cui il premier evoca l’intervento delle forze dell’ordine contro gli studenti), oltre che a vedersi quotidianamente, pubblicamente, denigrata da lui e dai membri del suo governo. Non passa giorno, infatti, che il governo non tenti di convincere gli italiani che i loro figli – i “cervelli” di questo Paese – siano degli stupidi incapaci di comprendere la giustezza delle sue azioni o, peggio ancora, dei terroristi la cui azione va stroncata sul nascere. Ma è ovvio che qui il governo, consapevole della non difendibilità dei propri provvedimenti, sta tentando a tutti i costi di politicizzare un movimento di opinione che di politico non ha assolutamente nulla, per evitare il confronto e giungere allo scontro. Temiamo che per raggiungere questo obiettivo si possa passare, dalle dichiarazioni irresponsabili della politica, all’azione violenta di qualche infiltrato.

Per tutto questo, perché crediamo e sentiamo di essere in grado di contribuire al Bene Comune del nostro Paese (che amiamo) molto di più di quanto chi oggi lo governa è disposto a riconoscere, perché temiamo che l’obiettivo principale dei nostri attuali rappresentanti parlamentari sia più che altro la salvaguardia dei diritti e dei privilegi acquisiti dalle vecchie generazioni piuttosto che la costruzione di garanzie per i propri figli (e ravvisiamo questa attitudine anche nella recente posizione italiana contro i provvedimenti europei per la riduzione delle emissioni inquinanti), rivolgiamo un appello per chiedere l’attenzione e la solidarietà degli studenti, dei docenti, dei ricercatori, dell’opinione pubblica, dei Rappresentanti politici degli altri Paesi Europei ed extra Europei per la salvaguardia della libertà di pensiero, parola ed espressione in Italia, per la salvaguardia delle sue regole costituzionali di democrazia parlamentare e perché – a partire dalle Istituzioni Scolastiche ed Universitarie – si assicuri un futuro degno a questo Paese e a tutti i suoi cittadini.

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