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Regione, l’assessore Cassini interviene sull’argomento cinghiali

Regione. L’assessore all’agricoltura e alla caccia della Regione Liguria, Giancarlo Cassini, è intervenuto con una lettera aperta ai giornali sull’argomento cinghiali, sottolineando le problematiche relative alla loro presenza sul territorio ligure e auspicando di arrivare alla definizione di una proposta forte e condivisa per contenere il fenomeno dei danni agli agricoltori, al territorio e alle persone stesse. Riportiamo per intero il testo dell’assessore regionale.

«In merito agli articoli apparsi in questi ultimi giorni sui quotidiani della nostra Regione, e alle lettere che ho ricevuto nelle ultime settimane da aziende agricole, cittadini, enti pubblici, volevo cogliere l’occasione dello spazio concessomi per comunicare che sono ben presenti alla Regione Liguria e in particolare al mio Assessorato le problematiche relative alla presenza di cinghiali su tutto il territorio della nostra Regione.

E dei conseguenti danni che gli stessi producono agli agricoltori, al territorio, alle opere di salvaguardia dello stesso, vedi i muretti a secco, ma anche per i rischi alle persone che vengono denunciati con sempre maggiore frequenza.

Allo stesso modo siamo tutti consapevoli che le misure sino ad oggi adottate, in modo particolare sui cinghiali, peraltro con l’impiego di tutte le risorse disponibili, non hanno dato purtroppo tutti i risultati sperati; l’occasione mi permette di spiegare però cosa stiamo facendo per arginare e limitare tale problema.

Occorre innanzi tutto premettere che nell’ambito delle funzioni attribuitele dalla vigente
legislazione e dalle direttive comunitarie, il ruolo della Regione, nell’ambito della gestione
complessiva della fauna selvatica e dell’attività venatoria, compresa quella relativa al
cinghiale, è quello della programmazione e del coordinamento delle attività di gestione che,
per delega (l.r. 29/1994), sono state attribuite alle Province.

Ai sensi dell’articolo 35 della l.r. 29/1994, le modalità della caccia agli ungulati, di cui il cinghiale fa parte, nel rispetto delle disposizioni stabilite dalle norme statali e regionali, sono definite da specifici regolamenti che le Province debbono emanare per le specie dichiarate cacciabili, assieme al calendario venatorio provinciale.

Come certamente molti sanno le soluzioni possibili per arginare tale fenomeno tramite l’attivazione delle specifiche disposizioni contenute nella sopraccitata legge regionale n. 29/94 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio) art. 35 e 36 sono:
– l’attività venatoria con il raggiungimento da parte delle squadre di cacciatori del contingente
di abbattimenti stabilito dalla Provincia;
– caccia di selezione agli ungulati nei modi previsti dell’art. 11 quaterdecies, comma 5 della
Legge 2 dicembre 2005, n. 248 (Finanziaria 2006), contenuta nel Calendario venatorio
regionale triennale di cui alla L.R. 12/2008;
– l’attivazione di piani di controllo predisposti dalle Provincie, attuabili anche nei periodi in cui
l’attività venatoria non è consentita, con l’apporto di squadre di cacciatori e conduttori di
cani;
– l’utilizzo di recinzioni finanziabili tramite contributi provinciali;

La Regione, al fine di potenziare le misure atte al contenimento del cinghiale sul territorio regionale ed in modo particolare nelle zone classificate “a rischio agricolo”, ha adottato un provvedimento straordinario (D.G.R. n.766/2003) col quale si dispone che le Province, tramite specifici provvedimenti, adottino tutte le misure di tutela possibili previste.

Ho deciso, nell’estate, di prendere comunque una iniziativa come Assessore all’Agricoltura della Regione, avviando un ciclo di incontri con i rappresentanti delle Associazioni venatorie, delle Associazioni di protezione ambientale, delle Organizzazioni professionali agricole, delle Amministrazioni provinciali liguri – in quanto direttamente coinvolte nelle problematica in argomento – e, di particolare importanza, con esperti dell’Università di Genova, al fine di individuare soluzioni idonee volte a garantire un’efficace azione di contenimento del fenomeno.

La mia proposta è stata quella di mettere a punto in un periodo di tempo prestabilito, una strategia complessiva, comprensiva degli approfondimenti scientifici eventualmente necessari, degli aggiornamenti normativi e/o regolamentari (di competenza regionale), e degli interventi attivabili dalle Amministrazioni provinciali.

Sicuramente, posto che l’obiettivo da perseguire è sicuramente quello di garantire
maggiore sicurezza ai cittadini e contenere i danni causati dagli ungulati ed in particolare dal
cinghiale, la strategia migliore sembra essere quella di aumentare il controllo esercitabile
sulla popolazione regionale del suide, anche in considerazione degli attuali ampi margini di
miglioramento ipotizzabili nel raggiungimento della quota annuale di abbattimento stabilita,

Gli incontri proseguono, stanno portando alla evidenziazione di una serie di ipotesi di
lavoro per il prossimo futuro.

Voglio ancora ricordare a tutti per completa informazione, che esistono i contributi concessi dalle Amministrazioni provinciali, ai fini di prevenire o indennizzare i danni arrecati alle attività agricole dai cinghiali, e che gli stessi trovano copertura in un fondo appositamente istituito mediante le risorse che derivano dalle tasse per l’abilitazione venatoria versate dai cacciatori. Al riguardo appaiono senz’altro da preferire le iniziative volte a prevenire i danni rispetto al semplice ristoro dei danni patiti dalle attività agricole.

In conclusione, pertanto, nonostante le oggettive difficoltà appena descritte, si ribadisce l’impegno della Regione Liguria per dedicare massima attenzione, in collaborazione con le Amministrazioni provinciali, alla gestione degli ungulati affinché la presenza degli stessi sul nostro territorio sia il più possibile compatibile con la realtà agricola e socio-culturale della nostra Regione.

Nelle settimane scorse, e concludo, ho iniziato una serie di incontri sul territorio, (nei giorni scorsi in Provincia di Genova), per completare la parte informativa della questione, ascoltare i problemi e le proposte di tutti i soggetti interessati, e arrivare alle definizione di una proposta forte, chiara e condivisa volta a garantire una efficace azione per contenere un fenomeno, che ne siamo consci tutti, può diventare sempre più pericoloso, nell’interesse e a tutela della cittadinanza Ligure».

Giancarlo Cassini,
Assessore Agricoltura e Caccia Regione Liguria

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