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Lettere al direttore

Porto di Albenga: considerazioni e deduzioni

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Il dovere primario di ogni Amministrazione Pubblica è quello di continuare e migliorare quanto programmato da quelle precedenti, nel rispetto dei cittadini e dei loro denari (le imposte). Su tale principio dovrebbe comportarsi con coerenza anche l’attuale Amministrazione comunale di Albenga, Tabbò-Vazio, che si è imposta alle ultime elezioni amministrative come l’erede delle passate Giunte di centro-sinistra che in trent’anni hanno trasformato Albenga.

Quanto detto dovrebbe valere anche in occasione delle scelte pubbliche-urbanistiche che interessano il “Concorso per il futuro porto turistico”. Sarebbe, infatti, saggio e corretto tener conto di ciò che in passato è stato scelto programmato e finanziato pubblicamente, scelte che hanno permesso alla zona costiera a levante della “darsena” di divenire zona balneare, consentendo agli operatori turistici di organizzare stabilimenti balneari e creare, investendo, strutture ricettive.

In seguito a precisi studi il “porto turistico” di Albenga era previsto nel tratto di costa che va dal Centa alla Colombera (Vadino) e nel 1975 vennero iniziati i lavori inaugurati con entusiasmo dalle autorità del tempo e dai cittadini.

Ma la Regione Liguria li fermo senza alcun valido motivo. In seguito vennero proposti altri progetti, di cui uno del Comune di Albenga, ma ancora una volta la Regione temporeggiò senza pronunciarsi (i maligni dicono per un cappuccino e una brioche).

Nel frattempo le Amministrazioni che si susseguirono fecero interventi mirati per il ripascimento degli arenili nel tratto di costa dalla Foce fino al Rio Burrone e nel contempo organizzarono il tessuto urbano di Vadino affinché si potesse prevedere lungo la sua costa la realizzazione di un porto senza stravolgere la città, l’economia e le attività degli imprenditori di Albenga.

Con notevoli spese di denaro pubblico vennero costruiti numerosi moli che migliorarono, insieme alla caparbietà dei Concessionari, tutto il tratto di costa che dalla foce giunge fino a Rio Burrone. Quelle scelte permisero di creare importanti stabilimenti balneari e conseguenti posti di lavoro.
La fisionomia di Albenga era stata tracciata in modo chiaro e inequivocabile: ad Alberga centro stabilimenti balneari,la città storica ed economica; a Vadino le strutture portuali e ricettive.

Ora la Giunta Tabbò- Vazio decide di stravolgere tutto e occupare tutta la zona a levante della “darsena”. E’ evidente che tale intervento, oltre al danno ambientale, andrebbe a distruggere il lavoro e le attività che insistono su quella zona oltre che le attività nautiche che contano centinaia di soci.
La città si vedrebbe sottrarre le spiagge più belle del litorale e vedrebbe buttare al vento soldi e interventi che gli Amministratori avevano realizzato nel passato.

A tal proposito è utile ricordare che i lavori di costruzione del porto dureranno circa quattro anni e che i politici che avevano fatto quelle scelte non erano delle chimere ma politici che per anni hanno amministrato la città con il sostegno dei cittadini. Inattesa ci è parsa, infatti, la posizione di alcuni Amministratori che con posizioni inequivocabili si erano battuti, insieme al Sindaco Angioletto Viveri, affinché la collocazione del porto venisse collocata a Vadino. Ma ora contraddicendo se stessi e le idee per le quali si erano battuti, trovano intelligente individuare la posizione migliore nella parte esattamente opposta della città.

Ora se la zona di costa individuata è quella a levante della città, perlomeno non si compia un errore sull’altro. E’ evidente che, la zona tra il Rio Burrone e il Rio Antoniano è sicuramente quella più idonea ad ospitare il porto turistico di Alberga e no quella tra la “darsena” e Rio Lionetta. Prevedere l’opera nella zona “Burrone-Antoniano” significherebbe fra l’altro:
* Salvare e mantenere gli arenili e le attività della zona già esistenti
* Non deturpare il centro cittadino con lavori di movimentazione terra e inerti per 4 anni
* Ampliare la zona balneare integrandola con il porto e quindi offrire agli ospiti estivi spiagge ancora più ampie e meglio attrezzate
* Permettere la formazione di nuovi arenili nella zona Antoniano dove attualmente insistono strutture turistico-ricettive
* Creare una barriera alle onde e al mare nel momento in cui la linea ferroviaria verrà spostata a monte
* Creare una difesa all’avanzare del cuneo salino nel momento in cui la massicciata attuale non ci sarà più (ricordiamo che la zona era una palude poi bonificata)

E’ chiaro che individuare la zona più a levante per costruire il porto significa riconquistare, consegnare e riqualificare una zona attualmente depressa alla città di Albenga, e non sottrarne una che si è già conquistata una propria connotazione economica-turistica.

E’ evidente che invitiamo l’Amministrazione a essere vigile ed evitare, con gli strumenti di programmazione urbanistica, che la zona, attualmente agricola del retro-porto non diventi una colata di cemento incontrollata e selvaggia.

Sinistra Democratica di Albenga

Commenti

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  1. Scritto da ingauno54

    IL MERLO CHE DICE AL CORVO COME SEI NERO