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Omicidio di Alassio: volto sfigurato da colpi, si attende l’autopsia foto

[image:9455:r:s=1]Alassio. Sarà l’esame autoptico sulla salma di Alina Nutica a svelare le ragioni della morte della lucciola diciottenne, la “prostituta ragazzina” che conosceva bene la vita di strada, avendo iniziato a fare la passeggiatrice all’età di 16 anni, e che, forse proprio per le frequentazioni pericolose dovute al “mestiere”, ha trovato la morte sulle colline isolate di Caso.

Le indagini della Procura di Savona, coordinate dal procuratore capo Vincenzo Scolastico e dal sostituto Alberto Landolfi, proseguono a ritmo serrato. Dopo il convivente albanese della vittima ed il tassista che l’ha trasportata al lavoro la sera di mercoledì, i magistrati stanno scandagliando tutti i contatti della ragazza, a cominciare da amiche e “colleghe”, nella speranza di trovare subito qualche indizio utile. L’autopsia dovrebbe essere eseguita presso l’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure domani, sabato 18 ottobre.

“La vittima ha il volto sfigurato dai colpi che il suo assassino le ha inferto con un oggetto contundente. Un delitto efferato sul quale stiamo indagando senza tralasciare nulla al caso” si è limitato a dire oggi il procuratore Scolastico. La vicenda viene trattata con il massimo riserbo.

Alina Nutica – questo il nome confermato dagli inquirenti – è arrivata due anni fa in Italia, dove ha cominciato a vendere il proprio corpo. Lontano dal suo paese natale, la Romania, lasciandovi un bimbo di tre anni. Nel tratto tra Albenga e Ceriale il suo luogo abituale per la contrattazione di prestazioni sessuali, anche in tempi recenti, nonostante le severe disposizioni contro la prostituzione. Molto apprezzata dalla clientela, così hanno riferito le sue colleghe squillo agli investigatori, che le hanno interrogate ieri notte. Colleghe con le quali la diciottenne aveva tuttavia un rapporto poco confidenziale e piuttosto riservato.

Il corpo della giovane, recuperato dal fondo della scarpata sulla provinciale tra Alassio e Villanova, recava i segni di lesioni inferte con un bastone e con un’arma bianca o con una pietra. Varie le fratture riscontrate sul cadavere, insieme ad un trauma facciale. Tra le ipotesi formulate quella che ad uccidere la prostituta sia stato un cliente, magari dopo un alterco causato dal prezzo o dalla prestazione. Ma non viene esclusa neppure l’idea di un regolamento di conti tra gli sfruttatori che in zona accompagnano ogni sera le ragazze a prostituirsi.

[image:9452:r:s=1]Resta da capire se il racket, soprattutto quello riconducibile alla malavita nordafricana, si possa essere spinto sino all’eliminazione fisica di una donna. Ma potrebbe anche essersi trattato di un maniaco, che avrebbe colpito con l’intenzione di uccidere. Oppure di un rapinatore, sicuro di poter agire su una vittima debole conducendola senza troppe parole in un luogo appartato. Non è stata ritrovata alcuna borsa della ragazza, né gli orecchini che solitamente indossava, ma al collo è rimasta una collanina. Alle supposizioni si aggiunge dunque quella di una rapina simulata per sviare le indagini.

Le ipotesi sulle risponsabilità del delitto vengono vagliate con meticolosa attenzione, ma fino a quando non salterà fuori qualche elemento in più, la soluzione del caso appare laboriosa. Dall’esame necroscopico si potrà dedurre la modalità del decesso, se la ragazza abbia opposto resistenza al suo assassino, se sia stata prima tramortita e poi “finita”, se sia stata trascinata, e così via. E soprattutto se l’autore del delitto abbia lasciato sul corpo tracce del proprio Dna, eventualità che spianerebbe la strada agli investigatori.

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