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Omicidio di Alassio: fermato trentacinquenne egiziano foto

[image:9475:r:s=1]Alassio. Si chiama Samy Nassar, ha 35 anni, è un egiziano che vive da otto anni in Italia, dove ha fatto fortuna dirigendo una ditta edile. Conosciuto come una persona tutta dedita alla famiglia e al lavoro, non ha mai avuto guai con la giustizia. E’ l’uomo che fino a notte fonda è stato catapultato al centro di un estenuante interrogatorio per l’omicidio di Alina Nutica, la prostituta ritrovata senza vita al fondo di una scarpata sulle alture di Caso, lungo la strada provinciale fra Alassio e Villanova. Secondo quanto riferito dal suo legale difensore, Nassar è stato sottoposto a fermo d’indiziato di delitto per omicidio aggravato da futili motivi e sevizie.

L’uomo è stato fermato dai carabinieri, intorno all’ora di pranzo, al casello autostradale di Imperia Ovest, a bordo di una Mercedes ML. Un’auto che gli investigatori speravano di intercettare, la stessa che alcune prostitute hanno visto scorrazzare nei giorni scorsi lungo l’Aurelia sulla Piana di Albenga, dove le lucciole dell’Est espongono i loro corpi per il sesso mercenario.

Ascoltato in un primo tempo nella caserma imperiese “Pietro Somaschini”, il nordafricano è poi stato trasferito presso gli uffici della Procura della Repubblica di Savona, dove alla presenza del procuratore capo Vincenzo Scolastico e del suo sostituto Alberto Landolfi, è stato interrogato e trattenuto per oltre sei ore. Infine, poco prima dell’una di notte, è stato condotto a sirene spiegate al vicino comando provinciale dell’Arma.

Il trentacinquenne ha negato di aver mai visto o conosciuto la giovane romena. La ragazza non aveva più dato notizie di sé tra mercoledì e giovedì, giorno in cui è stata rinvenuta cadavere tra i rovi del dirupo sulle colline della località Caso. Nassar ha spiegato agli inquirenti che tra le 13 e le 16 di mercoledì scorso è stato in compagnia di un’amica marocchina per una chiacchierata e che poi è andato a casa del fratello, a Pietra Ligure, dove ha cenato ed è andato a dormire presto perché il giorno successivo si sarebbe dovuto alzare all’alba per gli impegni di lavoro in un cantiere ad Alassio.

L’amica di nazionalità marocchina, che fa la badante nel ponente savonese, è stata subito convocata in Procura e con l’aiuto di una interprete ha attestato di aver trascorso parte del pomeriggio di mercoledì con l’uomo. Poco dopo è giunto anche il fratello di Nassar, che allo stesso modo ha confermato l’alibi per le ore successive della giornata e della notte.

[image:9477:r:s=1]Il racconto di Nassar, però, non ha convinto i titolari dell’idagine. C’è infatti la testimonianza di “Johnny”, l’imprenditore qurantenne di Celle Ligure che è stato riascoltato dai magistrati. Questi, in un confronto organizzato dopo l’individuazione di Nassar, avrebbe riconosciuto nell’egiziano la persona che mercoledì scorso, tra mezzogiorno e le 15, si intratteneva a parlare con Alina nei pressi della stazione ferroviaria di Loano.

Non è ancora chiaro perché Johnny si trovasse là in quel momento. Si presume che avesse pedinato la prostituta diciottenne, nei confronti della quale nutriva una sorta di invaghimento morboso. Su questo aspetto e su molti altri il lavoro investigativo delle forze dell’ordine è ancora sotto silenzio, in attesa che il mosaico sia meglio completato. Allo stesso modo nulla si può ancora dire sul movente che avrebbe spinto Nassar, sposato e con due figli, più che benestante, ad infierire con una pietra o con un oggetto in ferro sul volto e sul capo della giovane passeggiatrice, per poi scaraventarla agonizzante nel fosso di un luogo isolato.

Che rapporto intercorreva tra Alina e Nassar? Era un cliente occasionale? Da ligio lavoratore, incensurato, si è davvero potuto trasformare in un feroce assassino? O forse in un aggressore, cui è sfuggita la mano, che ha commesso un omicidio preterintenzionale? Nelle prossime ore gli aspetti del delitto assumeranno contorni più dettagliati. Per il momento l’autorità giudiziaria ha steso un velo di riserbo cautelare sugli sviluppi del caso.

Alina Nutica era tra le più richieste dalla clientela che anche in tempi recenti, nonostante i provvedimenti antiprostituzione, percorre il rettilineo tra Albenga e Ceriale in cerca di prestazioni sessuali a pagamento. La diciottenne lavorava quasi tutte le sere. Raggiungeva la sua zona in taxi, da Loano, dove divideva un appartamento con il convivente albanese, e si piazzava in abiti provocanti a 20 metri dallo svincolo per San Giorgio, in direzione ponente, lato mare. Faceva il “mestiere” per conto proprio, senza dover rispondere ad alcun sfruttatore, dopo essere giunta in Italia giovanissima e aver lasciato in Romania una bambina di appena tre anni.

Samy Nassar, residente a Pietra Ligure ma domiciliato a Loano, è da lungo tempo in Italia, dove ha avviato una florida attività nel campo dell’edilizia con una quindicina di operai. Appena dieci giorni fa era rientrato dal suo paese d’origine, dove aveva trascorso le ferie, per riprendere il lavoro nei cantieri in Riviera. La moglie e i due figli, di cinque e tre anni, sono ancora in Egitto per completare le vacanze. Torneranno sabato prossimo.

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