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“La clemenza di Tito” di Mozart debutta al Chiabrera

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[thumb:632:l]Savona. Debutta a Savona “La clemenza di Tito”, di Wolfgang Amadeus Mozart. L’opera del genio salisburghese, l’ultima del suo catalogo, andrà in scena in un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera Giocosa al Teatro Chiabrera domenica 9, alle ore 15,30, e martedì 11 novembre, alle 20,30; nonché in anteprima per le scuole venerdì 7 (10:30). L’opera, pur vantando un tale padre, è piuttosto rara in Liguria, da cui manca da 28 anni. A Savona non era mai stata eseguita.

La regia e le scene sono di Paolo Panizza, artista che si è formato all’Arena di Verona, sua città natale, e che è stato assistente del grande Pier Luigi Pizzi. Come regista lirico ha già firmato numerosi e importanti successi. Sarà assistito da Isadora Bucciarelli; con i costumi di Artemio Cabassi. Dopo il successo del concerto estivo “Sogno di una notte di mezz’estate”, torna alla direzione, questa volta di un’opera, Maurizio Zanini, alla guida della Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo; il coro è il Lirico e Voci Bianche “P.Mascagni” di Savona, diretto da Franco Giacosa.

Nel ruolo del titolo un tenore dalla grande carriera, Mario Zeffiri, che ha cantato in tutti i più grandi teatri e che per l’occasione a Savona debutta il ruolo. Vitellia sarà Sara Galli, già applaudita lo scorso anno in Otello; Sesto sarà Annarita Gemmabella; Servilia, Barbara Bargnesi; Annio, Raffella Ambrosino; infine Publio, Massimiliano Viapiano.

L’Opera Giocosa ha scelto di mettere in scena, dopo la “trilogia” Le nozze di Figaro-Don Giovanni-Così fan tutte, l’ultima fatica operistica di Mozart, composta nel 1791, anno della sua morte. La commissione era per un’opera destinata ai festeggiamenti per l’incoronazione a re di Boemia dell’imperatore Leopoldo II. Originariamente doveva essere Salieri il compositore, ma nel luglio 1791 il lavoro fu affidato a Mozart. Per il titolo del dramma la scelta cadde su uno dei più celebrati testi mestastasiani, scritto nel 1734 sempre per una festività della corte di Vienna (all’epoca il sovrano cui si alludeva con il personaggio di Tito era l’imperatore Carlo VI, padre di Maria Teresa).

Il testo originale di Metastasio fu affidato alle cure di Caterino Mazzolà, poeta di corte dell’Elettore di Sassonia. Questi operò, senza dubbio d’intesa con il compositore, in modo che il dramma venisse “ridotto a vera opera”, come recita l’annotazione che Mozart appose sul catalogo delle sue opere in data 5 settembre 1791, alla vigilia della prima: il classicismo metastasiano era ormai superato, e già Gluck, riformista del genere, aveva adattato lo stesso testo a opera nel 1752.

La maggiore novità introdotta da Mozart risiede forse nei concertati e nei pezzi d’assieme, nella creazione di situazioni al confine tra opera seria e opera buffa che riescono a rendere i contrastanti sentimenti dei personaggi. Esempio di tutto ciò è il quintetto che conclude il primo atto. Ma tutta l’opera è pervasa dal grande fascino musicale dell’ultimo Mozart. La Clemenza fu composta appena conclusa la maggior parte del “Flauto magico” e partecipa delle stesse atmosfere creative del genio. Nella Clemenza si nota in particolare un uso caratteristico degli strumenti (fra tutti il clarinetto) attraverso i quali Mozart riesce a rendere tanto evanescenti atmosfere quanto i drammi, tutti personali e diversi, dei protagonisti, portando lo spettatore dagli abissi agli idilli dell’anima.

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