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Edilizia: padre e figlio evasori totali scoperti dalla guardia di finanza

[thumb:7922:l]Albenga. I titolari di due imprese edili operative ad Albenga e Ortovero, padre e figlio, sono stati denunciati dalla guardia di finanza per evasione fiscale. Segnalate all’autorità giudiziaria anche altre nove persone a vario titolo coinvolte in reati in ambito edilizio. L’indagine è partita dall’analisi dei bonifici bancari che i committenti delle opere effettuavano a benificio dei responsabili delle ditte. Le fiamme gialle hanno scandagliato i dati dell’anagrafe tributaria e quelli acquisiti dagli uffici tecnici comunali del comprensorio ingauno: il risultato ha condotto ai due imprenditori, che gli accertamenti hanno dimostrato essere evasori totali.

Il padre, C.M.R., di 55 anni, e il figlio, S.R., di 25, non avevano ottemperato ad alcun adempimento fiscale nella realizzazione di svariati interventi di recupero del patrimonio edilizio commissionati da privati. Nel corso della verifica della contabilità e dei documenti sono emersi altri reati connessi alle pratiche di costruzione e ristrutturazione. Sono stati quindi denunciati altri soggetti che avevano affiancato C.M.R. e S.R. in alcuni cantieri: due imprenditori edili per falso in atto pubblico, due architetti che aveva contribuito a rilasciare false attestazioni, tre titolari di aziende nel campo dei servizi che avevano partecipato all’edificazione di un capannone industriale senza le previste concessioni edilizie, un artigiano per falso ideologico e un altro soggetto per l’emissione di fatture false. Gli uomini della guardia di finanza della tenenza di Albenga, coordinati dal comandante Cosimo De Giorgi, hanno complessivamente verificato che 1 milione e mezzo di ricavi, 600 mila euro di imposte sui redditi e 500 mila euro di Iva non erano stati dichiarati al fisco.

La truffa ai danni dell’erario consisteva in un bilanciamento fittizio di costi e ricavi. Inoltre, sono state scoperte false dichiarazioni ai fini previdenziali: i pochi lavoratori in regola formalmente venivano licenziati, ma di fatto continuavano a lavorare. Padre e figlio imprenditori, dunque, riuscivano ad eludere in tutto la normativa, anche quella assicurativa. Tredici i lavoratori completamente in nero scoperti al servizio delle due ditte. Operai che arrivavano dal Sud Italia per il tempo di una stagione e prestavano la loro opera per circa 8 euro all’ora (venivano fatti risultare cartolarmente con cooperative fasulle). Le fiamme gialle hanno infine quantificato ritenute per i lavoratori non versate per oltre 20 mila euro. Padre e figlio rischieranno ora la confisca dei beni, in base alla disciplina della nuova legge finanziaria, per i reati tributari.

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