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Bertolotto verso la sfiducia: la crisi che viene da lontano

[thumb:6765:l]Provincia. Dopo il consiglio provinciale a nervi tesi di ieri, l’ultimo scorcio di vita della compagine amministrativa guidata Bertolotto sarà all’insegna della frattura conclamata tra il presidente e i suoi ormai ex colleghi di maggioranza. Un “solco incolmabile” l’ha definito Giovanni Lunardon, segretario del Pd, che non ha risparmiato aspre repliche alle accuse, anche queste non lesinate, del numero uno di Palazzo Nervi.

Al termine del lungo dibattito, il consiglio provinciale ha votato la mozione programmatica del Pd sul Piano dei rifiuti e la discarica di Passeggi con 13 favorevoli, 9 contrari e l’astensione del presidente. Rifondazione ha dichiarato la propria uscita dalla maggioranza, con l’assessore Filippi che lascerà l’incarico. Si apre in via concreta la strada della sfiducia. Bertolotto, da una parte, sempre più radicato nell’idea della trasversalità e dell’antipolitica, ormai integrato in “Altra Savona”, dall’altra parte il Pd che “non intende barattare l’onorabilità del partito per la sopravvivenza della giunta” ed il Prc che ritiene esaurita l’esperienza governativa.

Il quadro esclude qualsiasi possibilità, pur remota anche nei giorni scorsi, di ricucitura dello strappo. La mozione programmatica voluta dal Partito Democratico e incentrata sulla variante al Piano provinciale dei rifiuti con particolare riferimento alla discarica in località Passeggi ha fatto emergere tutte le tensioni accumulate nei mesi. La crisi, infatti, parte da lontano ed ha progressivamente eroso il patto politico tra i componenti della coalizione.

La forza di governo provinciale, due anni dopo il responso delle urne del 2004, ha registrato l’uscita dalla maggioranza dei socialisti (che contestavano a Bertolotto inadempienze del programma elettorale e “inaffidabilità politica” per le aperture al centrodestra) con la conseguenza della riduzione ad una unità del margine di vantaggio numerico sull’opposizione. A seguire una serie di dichiarazioni personali del presidente Bertolotto che hanno fatto storcere il naso a colleghi ed alleati: gli attestati di stima nei confronti del ministro Scajola, le aperture al Pdl, l’elogio delle ronde padane. Mal digeriti dal centrosinistra l’ultimatum lanciato al Pd sulla scelta della ricandidatura per le amministrative e, ancora prima, l’autocandidatura in occasione delle elezioni politiche.

Tra gli esponenti del centrosinistra si è presto consolidata l’idea che la giunta non avrebbe raggiunto la scadenza naturale del mandato. Di qui la tracciatura di un percorso con alcune priorità di programma, tra le quali specialmente la variante al Piano provinciale dei rifiuti ed il trasporto pubblico locale. Bertolotto ha rilanciato con altre priorità, come la bretella Albenga-Predosa, il progetto della piattaforma Maersk a Vado Ligure e la privatizzazione dell’aeroporto “Panero” di Villanova, fortemente avversate da Rifondazione per il loro impatto ambientale o per ragioni di opportunità economica.

Anche ieri durante la seduta del consiglio provinciale, dal canto suo Bertolotto ha ribadito di avere mantenuto gli impegni presi con gli elettori, portando avanti progetti per salvare fabbriche come la Ferrania e la Piaggio nonostante in molti della sua maggioranza lo sconsigliassero per valutazioni politiche. “Sulla possibilità di continuare l’esperienza amministrativa ho dato la mia disponibilità, a patto di non fare altri pasticci, porcherie, o peggio speculazioni, a cominciare dal Piano provinciale dei rifiuti e in particolare il sito per la discarica di Passeggi a Savona che non si può fare perché i vincoli ambientali lo proibiscono” ha detto il presidente.

Il segretario provinciale del Pd, Lunardon, ha annunciato che sarà convocato nei prossimi giorni un vertice del partito e che probabilmente già entro martedì sarà presentata la mozione di sfiducia o le dimissioni dei 13 consiglieri.

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