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Savona, domani la presentazione del progetto “El Salvador: la storia siamo noi”

Savona. Domani, martedì 23 settembre alle ore 17,30 in Sala Rossa, nel palazzo Comunale di Savona, si terrà un incontro con la cittadinanza su “El Salvador: la storia siamo noi”, un grande progetto di riabilitazione integrale e reinserimento sociale per persone invalide di guerra, bambine e bambini disabili nel dipartimento di Chalatenango in El Salvador.

L’iniziativa è promossa dall’assessorato alla Cooperazione allo Sviluppo e la Commissione Consiliare di studio per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Il progetto, di grande portata, ha come partner in El Salvador, l’Associazione Invalidi di Guerra di El Salvador – Alges e l’Associazione Padri e Familiari di bambini disabili – Los Angelitos; in Europa la Caritas Germania, e l’ass. Medico Internazionale Svizzera; in Italia il Comitrato ligure di cooperazione con El Salvador, composto dal Comune di Savona, il Comune di San Remo, la Comunitò salvadoregna a Genova, il Progetto Sviluppo Liguria.

“E’ un progetto che mette insieme il nostro impegno contro le barriere architettoniche non solo nella nostra città ma anche contro le barriere di accessibilità fisica e morale per le tante vittime di una guerra civile che ha lasciato conseguenze enormi in quel paese” spiega l’assessore alla Cooperazione allo Sviluppo Jorg Costantino.

“El Salvador è passato attraverso un decennio di guerra civile, la peggiore esperienza che un popolo possa vivere” afferma Sergio Lugaro, presidente della Commissione Consiliare di studio per l’abbattimento delle barriere architettoniche. “Oggi non si sono vincitori e vinti ma solo un gran numero di vittime, di lutti in famiglia, di disabilità che rimangono sul campo. Il Comune di Savona nell’ottica di cooperare con i paesi più sfortunati e di una politica dell’abbattimento delle barriere psicologiche e fisiche ha deciso di contribuire ad un progetto volto all’autonomia sociale di quelle popolazioni, aiutando le loro associazioni nell’inserimento e nella formazione delle persone rese disabili dalla guerra, insomma un passo che va molto oltre la semplice fornitura di aiuti”.

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