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Savona, cresce l’emergenza abitativa: coppie separate in difficoltà

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[image:4836:r:s=1]Savona. Emergenza abitativa sempre più stringente nella città di Savona. La Caritas diocesana non ha ancora finito di ragionare sul bilancio del 2007 che i dati parziali del 2008 già rivelano una tendenza più preoccupante. Se infatti l’anno scorso allo Sportello Casa si erano rivolte 75 persone, con o senza nucleo familiare a carico, nei primi otto mesi di quest’anno sono stati registrati 140 passaggi. Le separazioni fra coniugi restano tra le principali cause di disagio abitativo.

La distizione è fra “emergenza”, che riguarda soggetti senza casa e senza risorse per trovarsi una sistemazione, ovvero in situazioni di fortuna perché ospitati da amici o costretti a dormire in macchina, e “tensione abitativa”, cioè quei casi ad alto rischio che comprendono conduttori di alloggi prossimi allo sfratto o con difficoltà a pagare l’affitto.

“Sono sempre di più coloro che si trovano ad affrontare condizioni di difficoltà nella ricerca di un’abitazione – spiega Marco Berbaldi, responsabile del servizio Emergenza Abitativa della Caritas savonese – Aumenta il numero di famiglie italiane in condizioni di bisogno perché incapaci di far fronte alle spese di locazione. Notiamo che gli sfratti per morosità sono sempre di più e le cause maggiori sono da ricercarsi nelle separazioni coniugali: la capacità reddituale del nucleo è dimezzata e l’affittuario, specialmente se donna, non riesce a pagare il proprietario di casa. Ma i problemi possono riguardare entrambi i coniugi in via di separazione”.

“Tra le altre cause – prosegue Berbaldi – ci sono le malattie che intaccano la capacità lavorativa e la precarietà del lavoro. Succede infatti che un contratto di lavoro arrivi al termine oppura sopraggiunga un fatto di salute e che l’inquilino di un appartamento non sia più in grado di saldare l’affitto. Le difficoltà diventano via via più gravi nel tempo se la persona non riesce a ricollocarsi”.

Nel corso del 2007, allo Sportello Casa promosso dal Comune di Savona, sono passati 54 nuclei italiani e 21 stranieri. Per i nuclei stranieri, dove i singoli sono la maggioranza, per lo più badanti, la tensione abitativa scaturisce dalla difficoltà a trovare e mantenere il lavoro e, quando questo ultimo non rappresenta un problema, vincere il pregiudizio dei proprietari che con difficoltà affittano alloggi a stranieri. In particolare, sottolinea Marco Berbaldi, “le badanti sono una categoria a rischio perché con il decesso dell’assistito perdono immediatamente l’abitazione”.

Per quanto riguarda la “tensione abitativa”, tutti gli ambiti territoriali sono interessati dal problema in modo omogeneo, mentre con riferimento all'”emergenza abitativa”, diffusa a Villapiana e nell’Oltreletimbro, il centro di Savona registra meno casi. Alla fine del 2007 erano 51 i nuclei che vivevano nelle cosiddette case parcheggio comunali, 18 delle quali assegnate nel 2007.

Il caro-vita si fa sentire sulle spalle immigrati e italiani a basso reddito, giovani e adulti, che trovano ostativo sistemarsi in un monolocale a 500 euro al mese, spese escluse. Per questo lo Sportello Casa si rivolge ad una platea potenzialmente ampia. La Caritas diocesana offre un’accoglienza di primo livello (con 10 posti per l’emergenza notturna) e un’accoglienza di secondo livello (strutture dove gli utenti, seguiti da operatori, fanno un’esperienza d’abitazione condivisa con un progetto di risocializzazione), per le quali sono in funzione la Casa Accoglienza Notturna di via Guidobono, la Casa Emmaus di via Solari e “La Locanda” in via Luigi Corsi (che ospita in maggioranza badanti).

Quindi c’è la gestione di alloggi in collaborazione con servizi i sociali territoriali e nell’ambito dell’Agenzia Sociale per la Casa. “L’accoglienza di terzo livello – dice Marco Berbaldi – può contare su 21 appartamenti. Stipuliamo contratti di locazione facendoci garanti di fronte ai proprietari. Quando dopo due o tre anni gli inquilini hanno dimostrato di essere affidabili e di comportarsi correttamente, stipulano direttamente il contratto con il locatore”. Berbaldi nel settore Emergenza Abitativa è affiancato da Claudia Calabria e da un “esercito” di 100 volontari.

La ricerca di un tetto, specie quando sono sopraggiunte fatalità che interrompono il corso “normale” della vita, è una fase traumatica. Non è facile per chi ha bisogno affrontare il passo di chiedere aiuto ad un istituto di carità. Decaduta l’idea che tutti i poveri sono stranieri – come ha fatto notare don Adolfo Macchioli, direttore della Caritas savonese – la riflessione si rivolge ai dati: aumentano gli sfratti per morosità (a livello nazionale rappresentano il 75% del fenomeno) e cresce il numero degli italiani alle prese con disagi abitativi. Del resto, nel 2007, è indicativo che il 36,1% degli utenti che si sono presentati al Centro di Ascolto diocesano era costituito da cittadini italiani.

Commenti

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  1. Bruno Pirastu
    Scritto da Bruno Pirastu

    Non credo di dire qualcosa di male ma …. la Chiesa , anche a Savona , dispone di un discreto parco immobiliare poco sfruttato , vedi il Seminario , che potrebbe essere adibito ad alloggi anche transitori.