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Lettere al direttore

Biomasse ad Urbe: “I conti non tornano”

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Il giorno 30 agosto 2008 presso la sala consiliare del Comune di Urbe si è tenuto un acceso incontro tra numero di abitanti della località Ciapela e della frazione di Acquabianca, zone interessate dalla costruzione della centrale a biomasse e l’amministrazione civica.

I dubbi lasciati aperti dall’esposizione del vicesindaco Lorenzo Zunino sono tanti; cercherò di riassumerli in queste poche righe. Perché la Ciapela? Si tratta di una zona lontana dalle principali frazioni e quindi poco adatta a fornire un eventuale teleriscaldamento, servizio spesso associato ad impianti di questo genere che in questo caso avrebbe costi e difficoltà di realizzazione tali da renderlo assai poco competitivo. Si tratta, inoltre, di un’area in cui sorgono numerose case che sarebbero danneggiate in modo pesante dalla presenza dell’impianto stesso.

Le vie di comunicazione, sia provenendo da Acquabianca sia da Vara Superiore sono strette, tortuose, in forte pendenza e, specialmente d’inverno, difficilmente percorribili da mezzi pesanti come quelli previsti per il trasporto delle biomasse. Tale consistente incremento di traffico presupporrebbe, inoltre, da parte del comune una manutenzione più puntuale ed un costante spargimento di sale nei mesi invernali.

Il vicesindaco ha affermato che l’impianto di Ormea, analogo a quello previsto a Urbe è così ben mimetizzato nel centro del paese (!) da essere difficilmente visibile. Bene. Allora a cosa sono indispensabili i 40 ettari indicati sempre da Zunino durante la riunione? Non bastavano le aree ex Mawell lasciate libere ? Non erano più strategiche altre zone dove trasporto, stoccaggio, trasformazione e distribuzione dell’energia fossero più agevoli? San Pietro, in questo caso, per la sua conformazione avrebbe potuto essere teleriscaldato con facilità….

Dove prendere la legna? Il vicesindaco ha genericamente parlato del 75-80% di fabbisogno assicurato da fonti locali, senza peraltro quantificare queste percentuali indicando quanta legna verrebbe bruciata quotidianamente. I boschi, pur vastissimi, della zona non sono una risorsa infinita (la loro diminuzione avrebbe comunque un riflesso significativo sulla produzione di ossigeno e sull’assorbimento di anidride carbonica andando ad incidere pesantemente sull’impronta ecologica dell’impianto). Non c’è, inoltre, nessuna certezza sulla disponibilità dei proprietari a vendere i boschi, anzi la ventilata creazione di una riserva di caccia nella valle del Rosto metterebbe fuori gioco gran parte di quel territorio.

Nel bilancio della centrale, di piccole dimensioni, probabilmente per semplificare la pratica autorizzativa, occorre tenere presente i seguenti fattori:
Acquisto dei terreni.
Costruzione degli impianti.
Riassetto della viabilità.
Acquisto e trasporto della legna.
Costo del taglio e del cippaggio.
Rimozione e smaltimento delle ceneri.

Come può una centrale da un solo MW (pari quindi al fabbisogno di circa 300 case) essere competitiva e produrre degli utili? I conti non tornano. Almeno per noi. La nostra preoccupazione è che, oltre al danno immediato, presto la proprietà possa chiedere il ridimensionamento dell’impianto e la possibilità di utilizzare combustibili da rifiuto, bruciando così la spazzatura del circondario oltre a quella che il comune non riesce a far raccogliere con regolarità sul suo territorio nei mesi estivi.

Dobbiamo fidarci? Sicuramente no ed è per questo che abbiamo deciso di costituirci in un comitato contro la costruzione di questo mostro tra le nostre case, a difesa di un contesto ambientale sino ad oggi pressoché incontaminato che verrebbe irrimediabilmente danneggiato.

Mauro B.

Commenti

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  1. Bruno Pirastu
    Scritto da Bruno Pirastu

    La centrale a biomasse è un inceneritore dei rifiuti, tant’è che l’esercizio è disciplinato dal Decreto Legislativo dell’ 11 maggio 2005, n. 133, attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti. Se poi qualcuno la vuole dipingere come un macchinario bucolico che serve a tener puliti i boschi , libero di farlo. Ricordiamoci la cantonata del biodiesel e della superficie necessaria a produrlo , l’Amazzonia ne sa qualcosa !! Mi ripeto , per la Biomasse i rifiuti devono essere differenziati ecco il perchè di tanta solerzia da parte di chi vede già l’appalto di fornitore. Mi chiedo solo una cosa se un vecchio sclerotico pensionato riesce ad estrarre da Internet queste informazioni, per cosa paghiamo chi dovrebbe gestendoci darle lui e tenerne conto ? Passi che il professionista politico eletto non abbi a tempo o voglia ma visto che si pagano anche segretari, portaborse e altro …… Dare informazioni un pò più esaustive nei proclami non sarebbe poi tanto male.

  2. Scritto da AT

    Per essercene a migliaia non dovrebbero essere miracolosi, ma basterebbe poterci mangiare su lucrosi guadagni come avviene per gli inceneritori che se non fosse per gli incentivi statali (i famigerati CIP6) reintrodotti per gli inceneritori campani, non verrebbero costruiti da nessuno in quanto antieconomici.

    Da recenti studi sorgono dubbi anche sul Pyromex e sul THOR che vengono definiti “inceneritori sotto mentite spoglie”, certamente bisognerà approfondire maggiormente l’argomento in quanto il Pyromex è un gasificatore che carbonizza i rifiuti senza l’ausilio di fiamme per cui vale la pena attendere sviluppi del prototipo installato in germania.

    In alternativa cercate su google “Vedelago”, lì si riesce a riciclare oltre la soglia massima raggiunta fin’ora, grazie alla possibilità di riutilizzare anche la frazione inerte finora ritenuta non riciclabile.

  3. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    x Paolo
    Mi ritrovo con un bosco ereditato piuttosto grande …. circondato da altri boschi nelle stesse condizioni, l’ultimo taglio risale al 1963 poi … e’ diventato piu’ interessante acquistare dalla Svizzera.
    Certo vedrei con piacere la possibilita’ di “tenerlo pulito” senza rimetterci del denaro ….
    Nessun tentativo di speculazione …. solo il desiderio di mantenere al meglio quella vallata.
    Forse un piccolo impianto …risolverebbe il problema …… magari in questo caso il ragionamento e’ simile …. forse ……

  4. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    x Bruno
    ho seguito alcune discussioni sul bruciatutto (miracoloso …. forse …)
    l’atteggiamento degli obiettori era veramente poco costruttivo
    la sensazione che vi fossero interessi occulti dietro all’iniziativa era piuttosto evidente.
    .
    Sostenni allora e sosterro’ sempre che (questi prodotti) vanno provati scaricando la responsabilita’ su chi vorrebbe vendere
    (che peraltro e’ gia’ attrezzato con una unita’ mobile destinata a dimostrazioni).
    .
    Il venditore poi ….. sollecitato in piu’ occasioni non si sbilancia mai sul costo del prodotto e questo atteggiamento (decisamente poco limpido ma comune a tantissimi commercianti) non permette in alcun caso la diffusione del prodotto
    (che forse ….. non e’ nella capacita’ produttiva dell’azienda che ne detiene il brevetto, probabilmente desiderano farsi un nome per poi cedere ad una qualche offerta vantaggiosa),

  5. Bruno Pirastu
    Scritto da Bruno Pirastu

    Posso ? se fosse così miracoloso ce ne sarebbero già a migliaia