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Alassio, critiche alla spesa per le consulenze esterne

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[thumb:2279:l]Alassio. Il consigliere di minoranza Angelo Iebole punta il dito contro le consulenze esterne della pubblica amministrazione alassina, che incidono per il 9% sulla spesa corrente della macchina comunale. “Sembra strano e paradossale che in un periodo di crisi economica come quella che stiamo attraversando, il Comune di Alassio si permetta di sperperare allegramente i denari pubblici dei suoi contribuenti per pagare profumatamente professionisti esterni alla civica amministrazione – sostiene Iebole – Gli ‘sperperoni’ sono i politici della maggioranza del Pdl, che nel 2007 hanno dato incarichi a professionisti esterni per la sbalorditiva cifra di 1.360.935 euro. Se consideriamo che i residenti di Alassio sono circa 10.500, è come se fosse stata istituita una nuova tassa pro capite di 131 euro. Bambini compresi”.

Una cifra che rappresenta circa il doppio da quanto erogato dal Comune di Albenga, che ha impegnato 616 mila euro a fronte di una popolazione residente di circa 23 mila unità. “L’enorme spesa fatta da Alassio in consulenze ed incarichi sottrae importanti risorse che dovrebbero essere investite in promozione turistica, sociale, ambiente, pulizia e decoro cittadino” afferma il consigliere Iebole, che fa riferimento ai dati pubblicati con l'”Operazione Trasparenza” del ministro Renato Brunetta e annuncia di voler chiedere un parere alla Corte dei Conti.

“Alassio è un paese che non ha un teatro, un cinema, un campo sportivo – rincara la dose Iebole – Le scuole medie cadono a pezzi, i bambini dell’asilo di via Gastaldi vivono nel terrore di qualche crollo, il turismo è in costante calo. Questa è la triste realtà prodotta dal malgoverno locale. E la risposta è sempre la stessa: non ci sono soldi. Sembra invece che per qualcuno ci siano”. “Considerato il fatto poi che in questi giorni sarà approvata la riforma del federalismo fiscale – conclude il consigliere della Sinistra Arcobaleno – dobbiamo renderci conto che non potremo più essere amministrati in questo modo; se il cittadino paga le tasse al proprio Comune e poi gli amministratori le sperperano in mille rivoli, non potrà mai ricevere servizi adeguati alla capacità contributiva corrisposta”.

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