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Lettere al direttore

Giovani del Pd e politiche del lavoro

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Con la finanziaria 2008 in attesa di approvazione il governo Berlusconi IV ha mostrato chiaramente la sua idea di “flessibilità”: lavorare tutti a turno senza garanzie. E quando si dice tutti, parliamo davvero di chiunque abbia ancora la voglia, le capacità e la forza per farlo. Non sarà sfuggito ai più attenti che nella manovra di bilancio sia stato inserito un provvedimento che elimina il divieto di accumulo delle pensioni con gli stipendi. Qualcuno ne sarà soddisfatto.

Se non si vuole smettere di lavorare è fantastico percepire la pensione e nel contempo continuare a fare il mestiere di una vita con retribuzione e specializzazioni acquisite nel tempo. Ciò che emerge dalle politiche di questo governo è ancora una volta la totale assenza di lungimiranza politica, sociale ed economica! Se già per i giovani (e ormai giovani è diventata una categoria fin troppo ampia, comprendendo anche trentenni, se non addirittura quarantenni, precari) con la legge 30 (impropriamente definita Biagi) si è permessa la precarizzazione a vita dei lavoratori con tutte le conseguenze che ben conosciamo, oggi si vuole dare un altro colpo di scure alla possibilità di carriera e promozione sociale dei suddetti.

“La prima generazione dopo decenni che guadagnerà meno dei propri genitori”, una frase molto vera e già riscontrabile nella realtà che il centrodestra ha fatto immediatamente sua mettendosi nei panni di noi poveretti… E se i nostri padri non ci potessero più mantenere? Diamogli la possibilità di guadagnare di più! Tutto a discapito di chi oggi tenta con fatica di subentrare a coloro che (giustamente) dovrebbero andare a godersi il meritato riposo, vanificando quello che dovrebbe essere un processo naturale di ricambio generazionale. Quali saranno infatti le conseguenze?

Prima di tutto la mancanza di specializzazione che già oggi ai giovani, in parecchi mestieri, viene richiesta e che per motivi d’età o di studio (soprattutto gli universitari), nel momento in cui ci si affaccia al mercato del lavoro non è possibile avere, con conseguente difficoltà a trovare mestieri che non siano di bassa manovalanza o che implichi l’apertura di una partita Iva. In secondo luogo lo spostamento sempre più in età avanzata dell’emancipazione dai propri genitori. Con il carovita sempre più insostenibile gli 800 euro circa di un precario bastano giusto per pagare affitto e cibo. Per non parlare di chi legittimamente vorrebbe mettere su famiglia. Se al centrodestra interessassero veramente i valori cristiani, che affermano di difendere, aiuterebbero concretamente le giovani coppie.

Non contento il Governo ha ripristinato anche la vergogna del “job on call” (il lavoro a cottimo) eliminata con la precedente finanziaria da Prodi. Noi siamo stanchi di essere chiamati fannulloni quando nessuno ci dà la possibilità di metterci in gioco per le potenzialità che possiamo esprimere. Siamo stufi di essere fare i cocchi di mamma non per scelta ma per necessità. Accettiamo la flessibilità, certo, ma per acquisire esperienza cui deve subentrare la stabilità nel momento in cui si acquisiscono le competenze necessarie.

Proprio per questi motivi, sabato 5 luglio alle ore 20.30, si terrà un cineforum nell’ambito della festa democratica provinciale a Savona. Per l’occasione i giovani del Pd proietteranno un film amatoriale di produzione locale, in cui verranno trattati i temi del precariato nell’informazione. Invitiamo anche i valbormidesi a partecipare all’evento per discutere in seguito alla proiezione delle nostre esperienze. Sarà un’occasione per confrontarci e per dire insieme basta alla precarietà.

Stefano Martini
Coordinatore del Pd Giovani di Cairo Montenotte

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