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Articolo n° 29783 del 19/07/2008 - 09:43

Albenga, acqua per Eluana: mons. Oliveri depone la sua bottiglia

Albenga, acqua per Eluana: mons. Oliveri depone la sua bottiglia

Albenga. Anche mons. Mario Oliveri, vescovo della Diocesi di Albegna-Imperia, ha deposto una bottiglia d’acqua nei pressi della Culla per la Vita di Albenga. Prosegue infatti l’iniziativa anti eutanasia promossa da Giuliano Ferrara e, sul territorio savonese, dal Centro Aiuto Vita ingauno per protestare contro la decisione della Corte d’Appello di Milano di autorizzare la sospensione di alimentazione e idratazione per Eluana Englaro.

Nel messaggio scritto del vescovo Oliveri si legge: “Si aprano gli animi alla promozione e all’amore della vita e si moltiplichino i gesti in favore della vita di Eluana. Non si abbia timore nel proclamare in ogni modo l’intangibilità della vita umana, in ogni momento e stadio della sua esistenza”.

 

Felix Lammardo

11 commenti a “Albenga, acqua per Eluana: mons. Oliveri depone la sua bottiglia”
silvana63 ha detto..
il 20 luglio 2008 alle 19:32

Ma non credete che questa fam. è 16 anni che soffre? Non sarebbe ora di tacere e pensare quanto dolore hanno?Crederete mica che vanno a ballare appena ilcuore cessa di battere?
Ma voi che pensate all’acqua dove eravate in questi 16 anni??? Magari avevano bisogno di passeggiare andare 2 gg in vacanza come voi potevate andare a dargli il cambio,pensate cosa hanno subito nel vederla immobile su quel letto,auguro che non accada a nessuno ciò che ha provato la fam.englaro.Smettetela con queste stupidaggini e lasciate il dolore a questa fam. come in tutti questi anni. L’acqua datela ai bisognosi che sarebbe meglio.

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Antonio Marotta ha detto..
il 21 luglio 2008 alle 12:05

Confermo quanto da me scritto nel commento del precedente articolo e ribadisco che l’eutanasia non è tanto un problema per il malato senza speranza, ma quanto per il parente prossimo che dovrà decidere il momento in cui la vita del proprio caro verrà interrotta.
Il tormento di un figlio, di una madre, di un marito di dover decidere “adesso” o aspettare qualche altro minuto, che non si sa mai?
Quel tormento di aver deciso “adesso” che non ti lascerà mai, anche se sei consapevole di averlo fatto secondo necessità e volontà del tuo congiunto.
Poi, è ovvio che ognuno abbia le proprie convinzioni e posizioni. La Chiesa è contraria all’eutanasia e, pertanto, non mi aspettavo nulla di diverso dal gesto del vescovo Oliveri.
Ma, come dice Silvana 63, smettiamola con questa sceneggiata dell’acqua e rispettiamo il dolore della famiglia Englaro, cui spetta il massimo riserbo.
E ricordiamoci che nessuno si diverte a staccare i fili che tengono in vita un essere umano.

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Eraldo Ciangherotti ha detto..
il 21 luglio 2008 alle 16:12

A scanso di equivoci e di falsi pietismi, occore ricordare che Eluana Englaro è viva, non è collegata a nessun macchina e la sua condizione è un “mistero” per tutti, anche per i medici che da anni si occupano del suo caso clinico. Il sottosegretario al Ministero degli Interni, On.le Mantovano interviene questa sera, su invito di Medicina-Persona, alla tavola rotonda a Milano sul caso Englaro dove è stato ribadito che “La presenza di Eluana interroga tutti sul significato della vita, interroga tutti sul vero compito della medicina, interroga tutti su quale sia il diritto vero che deve prevalere. Occorre un giudizio, occorre capire cosa sta accadendo ad Eluana ed a noi”.

Per questa ragione la raccolta di acqua al centro Aiuto vita ingauno come in altre parti di Italia, per questa ragione l’invito al Vescovo Oliveri che mai si è tirato indietro dall’impegno di promuovere e difendere la vita, dal concepimento e alla morte naturale, per questa ragione la nostra insistente attesa affinchè anche il nostro Ministro “ligure” per le Attività produttive, Onorevole Claudio Scajola, e il nostro Sindaco, Antonello Tabbò, lascino in questi giorni la loro personale bottiglia di acqua al Centro Aiuto Vita ingauno.

Chi chiede di lasciare in pace la famiglia Englaro e di rispettare le sue volontà mi sembra reciti un po’ la parte del noto Paperino, lo zio dei fumetti, che mancava di coraggio. Qui non si tratta di sceneggaire delle pagliacciate o di dare spazio a pregiudizi da “campane di vetro” che possono distrarre dalla realtà della questione vera. Tutti e da tanto tempo conosciamo la situazione di Eluana Englara, situazione tristissima ma non terminale. Ma attenzione a non chiamare le cose con il loro nome.

Capita che nella vita spesso si dicano cose prive di un senso logico, senza pensarci bene, capita che nella vita si dica di preferire la morte ad uno stato di sofferenza, capita. Eluana Englaro, a detta del papà Peppino e di altri amici, all’età di quasi vent’anni, ha pronunciato una sentenza fatale per la sua vita. Sembra che Eluana, che è sempre stata una ragazza molto forte e determinata, benché molto giovane, avesse già vissuto l’esperienza di un amico costretto al coma vegetativo da un incidente: la sua posizione nell’occasione era stata priva di sfumature, come sempre, “se mi dovesse capitare qualcosa del genere non vorrei essere tenuta in vita”, aveva detto. E per aver pronunciato queste parole, ora gode del diritto-dovere di morire.

Beppe Englaro, il papà della ragazza, certamente merita tutta la nostra compassione, intesa come atteggiamento di solidarietà e di condivisione affettiva, ma in tutto questo sentimento di partecipazione non ci possono stare nè la giustificazione nè l’approvazione per quanto si sta giocando sulla testa di Eluana.

A onor del vero, Eluana dal 1992 è in stato vegetativo, nel letto di una clinica specialistica, accudita da due suorine premurose che la nutrono quotidianamente mediante un sondino naso-gastrico, che si prendono cura del suo corpo e la girano ogni due ore nel letto per impedire la comparsa delle piaghe da decubito, che la assistono nel silenzio della loro vocazione missionaria e nel rispetto della dignità della persona. Si, perchè Eluana è ancora una persona e paga oggi lo scotto di quanto detto, parecchi anni fa, in uno stato di salute, quello di allora, che dava ragione del suo essere giovane, forte, determinata, bella e anche piacevolmente arrogante nei confronti della vita.

Il paziente in stato vegetativo non è un vegetale, ma una persona umana: negare questa evidenza sarebbe solo strumentale per scopi disumani. Come la stessa Cassazione riconosce, “chi versa in stato vegetativo permanente è, a tutti gli effetti, persona in senso pieno, che deve essere rispettata e tutelata nei suoi diritti fondamentali, a partire dal diritto alla vita e dal diritto alle prestazioni sanitarie, a maggior ragione perché in condizioni di estrema debolezza e non in grado di provvedervi autonomamente”.

Nonostante tutto Eluana oggi corre il rischio di morire, affamata e assetata, per la sentenza di un giudice del Tribunale di Milano e per la battaglia legale di un padre che da parecchi anni peregrina da un tribunale all’altro per avanzare la richiesta di far morire sua figlia.

La madre di Eluana, in tutta questa triste vicenda, non si è mai vista e mai entra nel merito della battaglia; vien da chiedersi se valga anche per lei quel saggio detto dei nostri vecchi secondo cui “per una donna il marito viene dalla porta ma il figlio viene dal cuore” ; viene pure il sospetto, per questo singolare silenzio, che una madre che ha generato e partorito un figlio, per un consanguineo istinto affettivo non rinuncerebbe mai a quel figlio, neppure se in stato vegetativo.

Qualcuno che spesso firma autorevoli articoli su Il Secolo XIX mi ha scritto che queste mie valutazioni bioetiche sono “le stesse posizioni che creano la tristissima genia degli atei razionalisti, degli iperlaicisti , degli anticlericali viscerali etc. perchè, pur pensando in maniera opposta, nasciamo dalla stessa madre: l’INTOLLERANZA”. Questo qualcuno però, in nome di un falso e antiumano liberalismo, si ostina a dimenticare che Eluana Englaro non è attaccata ad un respiratore, sebbene non sia granchè difficile allineare sullo stesso piano alimentazione, idratazione e ventilazione polmonare come cure ordinarie.

Eluana ha semplicemente bisogno di bere e di mangiare; non può parlare per chiedere la morte, dice Beppino Engluaro, ma non può parlare neppure per chiedere ancora acqua e cibo: ecco perchè nessuno ha il diritto di sfilare via il sondino naso-gastrico, neppure per protagonismo politico, nè per eroismo laicista o per spirito liberale, perchè Eluana oggi ha semplicemente tutto il diritto di continuare a vivere, ha tutto il diritto di ricevere le cure e l’assistenza che non sono mai venute meno, ha tutto il diritto di non essere abbandonata dalla società. Un diritto per certi versi scomodo per tutti noi, ma è il diritto alla vita di Eluana Englaro.

ERALDO CIANGHEROTTI

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steva ha detto..
il 21 luglio 2008 alle 17:04

Avete notato come la chiesa ormai riesce a farsi pubblicità dietro a queste trovate ??
Mai che riesca a fare del bene ai bisognosi e mai che documenti in modo tangibile quello che concretamente fa per chi soffre e ha veramente bisogno.
Sono vecchi dinosauri e come tali destinati all’estinzione

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BrioLenin ha detto..
il 21 luglio 2008 alle 22:01

Carissimo Eraldo,
colgo l’occasione per salutarti ma come sai le nostre posizioni sono nettamente differenti e intervengo anche per dissentire da ciò che tu dici.
In particolare perchè tutto il tuo documentatissimo discorso non toglie il fatto che Eluana è in vita grazie ad una macchina mentre naturalmente sarebbe già deceduta. ciò significa che il fatto che lei sia in vita è frutto di una “forzatura artificiale”, passami il termine.

Per quanto riguarda invece l’atteggiamento tenuto da voi del Movimento per la Vita nei confronti del padre penso si possa definire un pò arrogante, perchè non riesco a comprendere come possiate essere così sicuri che il vostro punto di vista su un tale delicato argomento debba divenire il punto di vista GIUSTO ED INTOCCABILE.
L’atteggiamento verso il padre di Eluana sembra molto quello di Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, condannato da Antonio Gramsci: un atteggiamento di superiore paternalismo che dall’alto della sua morale cattolica e delle sue certezze dogmatiche e religiose di origine divina può permettersi di giudicare e vagliare i comportamenti degli altri, mostrando l’intenzione di imporre la propria certezza da narratore onniscente a chi ogni singola situazione la vive sulla sua pelle.

Infine, nella tua conclusione, in cui sottolinei il sacrosanto diritto per Eluana di ricevere cure e mantenere anche questa sua vita “artificiale”, dimentichi che contemporaneamente essa dovrebbe avere anche il diritto di porre fine ad una “sopravvivenza indotta”. E considerata la sua affermazione, che tu citi, considerata anche la volontà dei genitori(che sono comunque gli unici a mio parere che possono giudicare cosa meglio o cosa peggio per la loro figlia in situazioni come queste), suppongo che lei avrebbe optato per la seconda ipotesi, LA MORTE ANZICHE’ LA NON-VITA.

Saluti fraterni
Cristian Briozzo

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vespa ha detto..
il 21 luglio 2008 alle 23:55

E’ penoso lo sciacallaggio mediatico che qualcuno esegue, per farsi pubblicità, in preparazione di una futura ascesa politica.
Il rispetto dovuto alle idee di ognuno di noi è la base della democrazia e della convivenza civile, quindi se si predica la libertà, la si deve sostenere anche quando si tratta di rispettare le volontà che più volte Eluana ebbe a esprimere, quando poteva.
Da un pò di tempo, ad Albenga, un gruppo di persone ha deciso di farsi pubblicità sulle disgrazie altrui; emblematico è l’esempio della culla messa per accogliere i bimbi abbandonati: infatti, visto che non siamo più nel Medio Evo, in Italia esiste una legislazione che permette alle donne di partorire tranquillamente in ospedale di non riconoscere il figlio e, senza commettere alcun reato, di lasciarlo in un ambiente protetto.
Il tutto con il massimo di sicurezza sia per la puerpera sia per il neonato.
Invece di istigare le donne in difficoltà a partorire senza alcuna sicurezza per poi, abbandonare il minore nella loro culla, sarebbe meglio che questi figuri si adoperassero per divulgare la nostra, civilissima, legislazione in merito.
Per tornare ad Eluana, alla chiesa e a Dio, la soluzione è semplice: poichè Dio ha già deciso, infatti non permettendo ad Eluana di deglutire autonomamente, ne ha decretato la morte 16 anni fà.

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lucky ha detto..
il 22 luglio 2008 alle 09:57

direi che vespa ha colto in pieno il problema….e direi che non c’è alcuna possibilità che venga smentito dal diretto interessato, visto che non appena ne ha avuto la possibilità è “sceso” in politica, e il suo sito intriso di vanagloriosità sta lì a dimostrarlo…! Lo ripeto per l’ennesima volta: non merita alcuna pietà chi sfrutta la sofferenza della gente per fini personali…!!!

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Giampaolo Molinari ha detto..
il 22 luglio 2008 alle 10:55

Ci vorrebbe forse il pudore di non interferire nel dolore delle persone quando non viene richiesto, in questo caso il padre di Eluana, come se una scelta del genere per un genitore fosse semplice.
.
Ed e’ lo stesso atteggiamento che hanno coloro che da una parte inneggiano alla famiglia e, nel frattempo, tuonano contro la fecondazione assistita, non ci vedo molta coerenza.

Non ci sarebbe niente di male in queste prese di posizione, se queste non venissero poi imposte anche a chi ragiona diversamente, sotto forma di leggi.
.
Se per qualcuno la vita e’ la “non morte” del caso di Eluana, o l’embrione nei primi 5 giorni, e’ liberissimo di pensarlo, ma per molti altri la vita e’ un’altra cosa.
.

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tino ha detto..
il 22 luglio 2008 alle 14:03

La pubblicita’ e’ l’anima del commercio e in molti fanno commercio delle disgrazie altrui , soprattutto quando ,dopo aver predicato bene, se ne vanno poi tranquillamente a farsi gli affari propri.
Non credo di dover additare qualcuno in particolare in quanto il dito addosso se lo puntano da soli.
Ricordiamocene!! Ed alla prima occasione e ripaghiamoli della stessa moneta.

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steva ha detto..
il 22 luglio 2008 alle 16:43

Grazie a lucky che mi ha indicato il sito di Ciangherotti …….ne vogliamo parlare ????
Invito tutti a visitarlo . Capirete come constatato io stesso come effettivamente a questo signore non gliene importi una m….. di Eluana . Sta solo facendosi pubblicità …… ovviamente sulla pelle degli altri…
“Chi e’ senza peccato scagli la prima pietra” : disse qualcuno…..
Ciangherotti , per favore, non e’ proprio il caso.

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Antonio Marotta ha detto..
il 22 luglio 2008 alle 17:30

Allora, a questo punto credo doveroso porre alla vostra attenzione un fatto personale, anche se non propriamente paragonabile alla storia di Eluana ma forse, egualmente significativo, su cui eventualmente meditare. Fate voi.
A mio padre fu diagnosticato un tumore all’intestino, con due sole e chiare prognosi: inoperabile e due mesi di vita, al massimo. E due mesi furono.
Ho visto mio padre, da quel colosso che era, anche se quasi ottantenne, diventare una larva giorno dopo giorno, potendo solo assistere, impotente, alla sua fine.
La sua ultima notte fu un calvario per lui e per noi. Ormai le sue funzioni vitali si bloccavano di volta in volta, ma aveva un cuore molto forte. Ogni volta che sembrava lasciare questo mondo, l’infermiera che lo assisteva gli faceva un massaggio al torace e il cuore tornava a battere, facendolo tornare alla
vita, se vita era. Siamo andati avanti così, con queste interruzioni e riprese, e mio padre incosciente, per oltre tre ore. Alla sua ultima crisi vidi l’infermiera accingersi a fare l’ennesimo massaggio. A quel punto decisi, e gli dissi di non toccarlo più, di non far battere più il suo cuore. Ormai era perso, in che si poteva sperare?
Sono passati diciassette anni da allora, e mio padre mi manca disperatamente ancora oggi. Ma non provo il minimo rimorso per la decisione che ho preso. E credo che da lassù mi rimproveri di non averlo fatto prima.

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