Savona, Metalmetron: l’opinione di Giuliano Miele
Leggo gli interventi di Frugoni e Barlocco sulla destinazione delle aree ex Metalmetron e non posso non condividerne i contenuti di denuncia. Il problema della destinazione di quelle aree era gia’ sorto nel 1994 e da sempre si e’ affermato che mai avrebbero avuto una destinazione commerciale.
Si puo’ condividere o meno questo assunto, così come si puo’ condividere o meno la destinazione originaria per attività produttive. Personalmente non sono molto attratto dall’idea che su quelle aree possano sorgere insediamenti produttivi, così come continuo ad essere contrario ad una destinazione (definita speculativa) di tipo commerciale.
Possibile che a Savona tutto debba essere indirizzato verso iniziative “lucrose”, possibile che Savona una volta riqualificata sotto l’aspetto urbanistico/Turistico e residenziale che poco hanno tenuto conto delle esigenze “complessive” della comunità che vi abita, non meriti anche la previsione di interventi che la riqualifichino anche sotto l’aspetto delle ricettività mirata a grandi flussi di visitatori che portano ricchezza alle attività dei servizi e commerciali.
Mi riferisco alla possibile destinazione di quelle aree così vicine allo svincolo autostradale per attività di tipo Fieristico e quindi idonee per Convention/Congressi/Grandi manifestazioni ed altro.Certo questo presuppone una iniziativa mista Pubblico/Privato con rilevanti investimenti ma anche con grandi benefici per tutti.
Giuliano Miele
Ex consigliere della Seconda Circoscrizione di Savona
Sindaco di Garlenda
3 commenti a “Savona, Metalmetron: l’opinione di Giuliano Miele”
Ma piantatela di piangere addosso ai commercianti.
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I supermercati sono arrivati in Italia a meta’ degli anni ’50 ed hanno solo risolto i problemi, non li hanno creati.
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Perche’ i negozi si dichiarano in crisi: …… hai visto mai che la colpa e’ dei negozianti stessi?
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Io odio acquistare nei negozi che vendono un po’ di tutto, vi si trova solo incompetenza diffusa.
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Parlando di alimentari
(dove la competenza e’ della moglie)
a parte i negozietti vicino a casa
che (se specializzati) vengono frequentati regolarmente mentre le piccole drogherie che vendono un po’ di tutto e tutto a prezzi maggiorati rispetto alla grande distribuzione sono generalmente boicottati
tutti gli altri sono ignorati perche’ irraggiungibili in auto
mentre ci si sposta si intravvede “il negozio” che ci interessa, vorremmo fermarci ma non e’ possibile, teniamo a mente la posizione e magari vi andiamo in una diversa occasione (anche dopo un anno o due).
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Secondo me’ o il commerciante e’ soddisfatto del bacino di utenza che vive intorno al negozio stesso o avra’ vita poco produttiva.
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Il cliente si muove in auto e se non ha difficolta’ a fermarsi lo fa’ e spende, alla prima difficolta’ finisce con il riempire quelle strutture che mettono a disposizione un facile parcheggio “libero”.
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Ora il legislatore dovrebbe porre in essere quei provvedimenti atti ad allontanare dalla strada i mezzi di chi vive o opera nella zona, queste vetture “stabilmente ancorate alla strada pubblica antistante” ne impediscono la fruizione a quanti vi si recherebbero saltuariamente “con intenti virtuosi di spesa in grado di arricchire il commercio”.
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Vi e’ poi un secondo problema: l’orario di apertura degli esercizi pubblici.
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Il negoziante di una volta “viveva nel suo negozio” oggi considera l’attivita’ al pari di un impiego e pensa di poter ottenere vantaggi economici pur operando come uno svogliato impiegato mal pagato.
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I clienti buoni sono quelli che arrivano al negozio prima della apertura, quando si sta’ chiudendo o durante la pausa pranzo che in certe localita’ liguri prende tutto il pomeriggio.
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Bisognerebbe fare un passetto avanti e se si desiderano i vantaggi del commercio organizzato mantenendo i vantaggi della vita impiegatizia bisogna organizzarsi meglio: il negozio ideale e’ quello che resta aperto dalle sette di mattina alle dieci di sera … (e se vi e’ ancora gente … si chiude dopo) battendo nel servizio i supermercati.
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Cio’ non vuol dire essere sempre nel negozio, si opera a turni, senza dover mai superare le fatidiche 40 ore settimanali.
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Nei negozietti si paga di piu’ … forse ma se viene fornito un servizio … si paga volentieri (mi viene in mente mia mamma che si faceva portare tutto in casa, vantaggio reciproco … poi il negozietto si e’ spostato ed per parecchio dovetti attraversare la citta’ per far la spesa io e portarla).
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Beh anche in questo campo la grande distribuzione di e’ organizzata meglio ed ora consegna gratuitamente (per gli anziani) a casa, mentre i piccoli negozianti …. hanno perso clientela.
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Oggi il problema e’ tuttavia legato ad internet …. credete manchi molto al momento in cui si ordina e paga tutto poi si riceve a casa (o si passa a ritirare il pacco gia’ pronto)? Io sono stufo di perdere ore di vita in coda alle poche casse aperte dell’Ipercoop, ora ho preso ad andare la mattina presto, ma … aprono troppo tardi, alle nove vi e’ gia’ la coda all’ingresso ………
da liberale non me la sento di criticare chi, finalmente, punta a creare concorrenza anche nel campo della “grande distribuzione”, infatti oggi, tra genova ed albenga, esistono solamente centri commerciali “Coop”. Da uno studio di Altroconsumo è stato dimostrato invece che dove esiste la concorrenza, per esempio tra Esselunga e Coop, i prezzi sono minori; esemplare è stato il caso di La Spezia. Dall’inchiesta di Altroconsumo risulta infatti come l’ingresso di Esselunga come competitor di Coop sia stato di beneficio per i consumatori. L’anno scorso all’Ipercoop si spendeva l’8% in meno della media nazionale. Quest’anno, nel nuovo Esselunga, i cittadini di La Spezia arrivano risparmiare quasi il 20% in più rispetto al resto d’Italia. E la concorrenza ha fatto migliorare anche performance dell’Ipercoop: il risparmio è salito dall’8 al 14%. Genova, dove c’è un unico ipermercato è una delle città in cui il livello di prezzi è più elevato.
Comprendo altresì l’esigenza di maggiori spazi di aggregazione sociale senza scopo di lucro (a Savona quasi inesistenti) ma questo non può giustificare una chiusura verso un mercato più libero e competitivo.
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http://www.daniloformica.net




Il deserto commerciale (definizione del Sindaco di Savona, su La Stampa di oggi) è avvenuto con l’IPERCOOP e l’insediamento di altri ipermercati anche fuori provincia.
Il deserto commerciale lo si può vedere con la miriade di negozi che a Savona non riescono a sopravvivere a causa di una concorrenza impossibile da combattere.
Tutto grazie a scelte sconsiderate che non tengono minimamente conto del bene comune, ma guidate dal puro spirito imprenditoria-speculativo.
Gli alimentari nella Metalmetron contribuiranno ad affondare quel poco che rimane.