Lettera aperta di un comunista
A scanso di equivoci questa lettera non vuole essere né la recriminazione di errori reali o presunti, né una campagna acquisti, ma solo una lettera da un compagno desideroso di un dialogo.
Nel millenovecentonovantacinque ho aderito a un sogno, il sogno che dalle ceneri di un grande partito comunista, con tutti i suoi pregi e i suoi limiti, dalla convergenza di molte forze derivanti dall’esperienza della sinistra extraparlamentare e non, insieme si potesse ricostruire l’opposizione al sistema capitalistico, insieme si potesse ricreare quell’egemonia culturale nel mondo operaio che per molti anni in un passato non molto lontano ha permesso a un’intera classe di sfruttati di alzare la testa e rivendicare, ottenendoli, molti diritti fondamentali.
Insieme a molte compagne e molti compagni mi sono impegnato per realizzarlo quel compito, ho creduto, come molti altri, che fosse possibile.
Si è iniziato con il lavoro davanti alle fabbriche, nei luoghi di aggregazione di massa, sempre con l’idea della conquista del potere dal basso, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, sempre con l’idea che la contaminazione con il potere fosse da evitare.
In quel contesto tutti quelli che non condividevano la scelta di un’alternativa socialista della società erano intesi come nemici, tanto le forze della destra, rivitalizzate dalla “scesa in campo” di Berlusconi, quanto le forze della sinistra di governo di Achille Occhetto colpevole dell’aver preferito il riformismo socialdemocratico all’alternativa comunista.
In quel contesto il neonato Partito della Rifondazione Comunista è cresciuto e si è radicato nell’Italia della seconda repubblica divenendo l’unico riferimento di una classe tradita, divenendo fenomeno di massa e fenomeno soprattutto culturale.
Allora siamo cresciuti, insieme, uniti dallo stesso orizzonte e i lavoratori erano con noi.
Certo al nostro interno il dibattito era forte, talvolta aspro, ma l’idea che noi eravamo qualche cos’altro rispetto a una classe politica dedita al governismo e alla politica intesa come professione, ci univa.
Sono passati molti anni da allora, anni in cui si è cresciuti elettoralmente e come consenso tra i lavoratori.
Poi è stata compiuta la prima svolta cercando alleanze locali e in fine nazionali con i partiti del centro sinistra, un tragico errore che abbiamo pagato a caro prezzo: una scissione e un primo scollamento dalla nostra gente.
L’idea perseguita tenacemente negli anni successivi, idea che ho perseguito anch’io sbagliando, del poter influire sulle cose standone all’interno, ha portato la sinistra di alternativa ad essere un partito, presente in ogni amministrazione locale e nell’ultimo governo Prodi, svuotato non soltanto di ogni capacità di autonomia rispetto ad esso, ma prigioniero di una logica
mortale secondo cui al di fuori del governo si deve organizzare l’alternativa ma all’interno di esso si votano tutti quei provvedimenti contro i quali si è scesi in piazza, in nome di una lealtà incomprensibile.
Non parlo solamente della grave condotta tenuta durante i due anni di governo Prodi, ma mi riferisco a tutte quelle realtà locali amministrate dal centro sinistra, dove cemento e speculazioni la fanno da padrone e, dove la sinistra di alternativa si è resa complice.
Non sono bastati gli enunciati dell’ultima ora, o il tentativo di costruire l’arcobaleno, perché la nostra gente, quella che si è sentita tradita per l’ennesima volta, desse il consenso a una sinistra che predica bene e razzola male.
Troppe missioni militari sono state votate, troppe riforme delle pensioni sono state attuate, troppe leggi di precarizzazione del mondo del lavoro, troppe colate di cemento nelle nostre coste, hanno visto la complicità di PRC, C.I. e dell’arcobaleno in ultima fase per pensare di poter recuperare sulla nostra gente.
E la nostra gente allora cosa ha fatto? Ha rivolto il voto, il loro voto di protesta altrove.
La lega, che in questi anni ha lavorato per la costruzione reale, sul territorio, di un partito di massa è divenuta il nuovo riferimento della classe operaia.
La lega, che mentre i compagni dirigenti erano nella stanza dei bottoni a meditar di rivoluzione e ha schiacciare quei bottoni che la rivoluzione la allontanavano sempre più, era nelle piazze, davanti alle fabbriche, nei luoghi di massa a costruire un partito di massa di borghesi, ma anche e soprattutto di proletari che con lo stipendio non arrivano a metà mese.
Con rammarico, molto rammarico, mi viene da dire che forse alla fine si è avuto ragione noi, che la scelta di governo per un partito comunista, se non si ha il settanta, l’ottanta per cento dei voti, è una scelta impraticabile.
Allora forse care compagne e cari compagni oggi si deve ricominciare tutto dal principio, riportare l’orologio della storia indietro, e ricostruire una sinistra comunista, anticapitalista, capitalizzando gli errori, compiendo scelte di rottura con la recente prassi governista a tutti i livelli. Scelte difficili sì da portare avanti, ma che vedano tra cinque o dieci anni la sinistra comunista riconquistare lo spazio dovuto e soprattutto l’egemonia nella classe proletaria.
Io ho fatto una scelta difficile, difficile perché dopo molti anni ho abbandonato quella che è stata la mia casa, ma l’ho fatto perché avevo la certezza e la speranza che un giorno forse con molti di voi ci si sarebbe rincontrati per continuare il cammino intrapreso.
Oggi forse quel momento è giunto, senza presunzione, senza alcuna volontà di voler infierire su chi ha subito una dura sconfitta, penso che un esame critico dell’esperienza degli ultimi anni si debba fare.
Penso che tutto il gruppo dirigente da Fausto Bertinotti all’ultimo segretario di federazione, di circolo che ha sposato queste scelte debba fare autocritica e farsi da parte, troppo alta è la posta in gioco per fare giocare la partita agli stessi giocatori.
Io ho fatto una scelta che mi ha portato in un partito, il Partito Comunista dei Lavoratori che, nato da solamente da due mesi, là dove si è potuto fare un minimo lavoro di testimonianza, prolegomeni di un più arduo lavoro di radicamento, si è raggiunto percentuali di consenso vicine a quelle del carro armato color arcobaleno.
Dal mio punto di vista, significa che la strada scelta, quella dell’opposizione a prescindere al sistema capitalistico e a ogni partito che in quel campo ha scelto di giocare la sua partita, è una scelta giusta, faticosa ma necessariamente l’unica in grado di farci riconquistare la fiducia persa delle lavoratrici e dei lavoratori, l’unica in grado di
gettare le basi per fondare una nuova coscienza di classe nella società italiana.
Il nostro programma è tanto semplice quanto rigido e da questo noi partiamo:
1. L’opposizione alle classi dominanti e ai loro governi, siano essi di centrodestra o di centro sinistra.
2. La prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici che abolisca il modo di produzione capitalistico e riorganizzi la società su basi socialiste.
3. Il collegamento costante tra gli obbiettivi di lotta immediati e la prospettiva di fondo dell’alternativa anticapitalista.
4. La prospettiva di un alternativa socialista internazionale, e quindi di un’organizzazione rivoluzionaria internazionale dei lavoratori.
In questo breve ma esaustivo e arduo programma, ritengo esistano gli elementi reali per aprire una discussione con tutti voi, perché la storia deve vederci impegnati tutti nella costruzione dell’egemonia proletaria che non c’è, perché dagli errori si deve uscire dando una risposta forte, senza il tentativo di giustificarsi, perché agli errori di un gruppo dirigente ormai lontano dagli ideali che ci hanno visto uniti quasi vent’anni fa, si deve saper uscire rifondando un vero, intransigente Partito Comunista, perché agli errori di un gruppo dirigente ormai lontano dagli ideali che ci hanno visto uniti quasi vent’anni fa, si deve saper uscire cambiando il gruppo dirigente e non gli ideali.
Fraterni saluti
Marco Vigna
Partito comunista dei Lavoratori Savona
24 commenti a “Lettera aperta di un comunista”
siete l’esatto opposto ma perfettamente speculari dei partiti di matrice reazionari e capitalista….a entrambe è precluso per egoismi di classe (proletari voi borghesi gli altri) di cercare di costruire una nazione dove tutti concorrano al bene comune….continuate così….
Se vuoi fare il comunista vai in Russia (no, scusa, lì non c’è più) o in Bulgaria (no, scusa, lì non c’è più) o a Cuba (no, scusa, lì non c’è più) o in Cina (no, scusa, lì non c’è più) o…. non me ne vengono più in mente. Ci sarà un motivo se il comunismo non esiste più, se è stato rigettato da mezzo mondo?
Buona lotta contro i padroni.
Valby
…debbo riconoscere che suscita una certa commozione leggere lo scritto di Marco Vigna. Commozione perché traspare in maniera molto pregnante tutto l’amore che ha riversato nei suoi Ideali.
D’altro canto debbo riconoscere che, nonostante il suo preciso e puntule preludio, ove racconta la sua e dei suoi compagni, storia politica, alla fine non rivela nessuna ammissione “di colpevolezza” e non dichiara un reale convincimento, dovuto, di volontà di riforma.
Coloro che hanno risposto con i post sono stati, in maniera cruda, molto precisi: non é proponibile alla classe sociale proletaria (ma esiste ancora, così come fu’ identificata agli albori del comunismo?) attuale più nessuno dei proponimenti del suo comunismo vetusto.
I tempi sono cambiati e la Lega ha saputo, meglio di altri, dare ai lavoratori le risposte che attendenvano.
Non é applicabile il modello comunista alla attuale società e nemmeno ai ceti più bassi.
Non esiste più nel mondo intero nessuna nazione ove sia perfettamente realizzata l’ideologia comunisma. Al massimo sono perfetti regimi o eficientissime oligarchie del partito comunista.
Così come non esistono perfette democrazie. Esistonon invece validissimi esempi di social-democrazie. E bisogna riconoscere che i sistemi meramente capitalistici fanno acqua da tutte le parti. I bisogni della gente (e qui si potrebbe aprire un forum solo a questi dedicato…)si sono, forse in maniera innaturale, elevati ad un punto tale che non si può più proporre loro il modello comunista. Oggi assistiamo al crollo o fallimento del ceto medio (che tra l’altro tira la carriola…oggi direi guida la betoniera), ch nessuno si é più occupato di tutelare. Né Prodi e tantomeno potrà farlo Berlusconi. Nessuno lo fà.
Piccola colclusione polemica: pur no essendo comunista, sono peraltro dispiaciuto che in Parlamento non sia potuta entrare la forza politica di Bertinotti.Era utile pure lui. Sono invece molto contento che non siano più rappresentati i verdi di Pecoraro Scanio, che, con la cieca e sterile, non propositiva ostinazione simil-comunista, sono da sempre un freno al Progresso.
Tutti quelli che sostengono la superiorità del modello capitalistico cadono a mio avviso in un errore di fondo.
Valutano cioè i benefici ma non i costi. Sarebbe come valutare un’azienda guardando ai ricavi ma non ai costi, o la ricchezza di una persona senza guardare se ha fatto un debito per acquisirla.
Ebbene bisogna allora ammettere che lo stock di ricchezza ed il livello di benessere delle nazioni avanzate è effettivamente elevato.
Ma bisogna valutare due “costi”:
- di tipo sociale (guerre, immigrazione, delinquenza, fame, conflitti religiosi, …)
- di tipo ambientale (inquinamento)
Oggi nel mondo il modello capitalista è vincente dappertutto e dunque possiamo dire che quello che succederà nel futuro sarà conseguenza dell’applicazione del modello capitalista.
Se fra 30 o 300 anni il mondo finisse per l’esplosione dei due “costi” di cui sopra, potremmo ancora sostenere la superiorità del modello capitalista ?
NB
siccome tutti i piu’ titolati studiosi affermano che di questo passo la fine del mondo è inevitabile, la risposta alla domanda di cui sopra è già scritta
Un invito rivolto a tanti compagni che hanno votato per il Pd per contrastare Berlusconi: il Pd ha dimostrato come al suo interno ci sia spazio per tutti ma soprattutto non venga attuata nessuna politica padronale ma vi sia un attenzione particolare ai temi del lavoro. L’idea comunista non è praticabile, lo stesso Bertinotti ha detto che ormai rappresenta una tendenza. Se volete costruire qualcosa fatelo insieme a noi! Nei grandi partiti europei si va dai trotzkisti fino ai cattolici eppure la sinistra è forte e governa bene. A voi la scelta: o restare fedeli a un ideale in un partito di denuncia/testimonianza come il PCL o collaborare al grande progetto di un partito veramente riformista che ha già superato la storia dei partiti che vi si sono scolti e che si candida alla guida del paese. Sono le persone che fanno il partito non il contrario.
Caro compagno,
non posso che essere felice di sentire sulla bocca di qualcuno le stesse parole che ripeto da tempo…io sono giovane, ho diciotto anni, e credo fortemente nella possibilità di far rinascere, dalle ceneri di questa sinistra inebetita dalle illusioni socialdemocratiche, un nuovo forte Partito Comunista…
mi infastidiscono abbastanza alcuni dei commenti letti qui sopra,che si abbandonano al più letale e rozzo qualunquismo, incapace di un’analisi critica sia della storia capitalismo sia della storia dell’ideale comunista e della sua applicazione.
Ma a parte questi attacchi a mio dire infantili…ritengo che da noi militanti comunisti debba rinascere la convinzione che è il momento di costruire un partito comunista, che unisca tutti militanti comunisti e che ritorni a propagandare tra i lavoratori , gli studenti e la gente comune cosa voglia dire essere comunisti, e che ritorni a dar voce a quegli stessi lavoratori attraverso la sua organizzazione.
il superamento della società capitalista basata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione può essere ottenuto oggi solo analizzando a fondo la storia, comprendendo gli errori e tutto ciò che è mancato all’esperienza comunista mondiale …
Oggi la società civile è molto più progredita di quella giovane e debole della Russia uscita da un impero zarista retrogrado con condizioni economiche disastrose ,dovute anche alla pesante Guerra Mondiale…
Ma non si può non ripartire da quelle esperienze se si vuole realmente cambiare la società, per riuscire a costrutire quella società senza classi che è il necessario approdo dell’umanità…
ma questo non lo dicevano solo i pensatori e gli uomini d’azione comunisti, e qui mi rivolgo a tutti i sedicenti liberali, liberisti, democratici etc etc…lo diceva Alexis de Toqueville…che aveva compreso il grande problema che poi afflisse la società sovietica, che stava lanciandosi verso qualcosa che avrebbe potuto cambiare il mondo completamente…diceva che la società e l’umanità procedono necessariamente e incessantemente verso livelli di sempre maggiore eguaglianza tra gli individui, ma la vera difficoltà sta nel difficile e delicato rapporto tra uguaglianza e libertà…
cosa venne a mancare con il tempo alla società sovietica russa fu proprio la libertà, divorata dalla burocrazia che in quelle condizioni di arretratezza da cui partivano quel paese e quel popolo si era necessariamente affermata…cosa è mancata alla nascente società comunista fu un “1848 comunista”, una rivoluzione politica che a quelle conquiste economiche aggiungesse la necessaria libertà e gestione democratica, ritornando e rafforzando i cosiddetti “Soviet”, gli organismi di gestione della società dal basso che si basavano sul principio di eleggibilità e revocabilità dei delegati in qualsiasi istante…
Oggi questo passo avanti è possibile, il capitalismo ha raggiunto livelli di sviluppo economico e politico altissimi, ma è condannato a crisi cicliche, principalmente economiche alle quali sono necessariamente associate le crisi politiche…
Oggi più che mai c’è bisogno di un Partito Comunista forte, che riunisca tutte le forze comuniste e anticapitaliste, superando le piccole differenze che le separano ma rimanendo rigidi nella accettazione nel partito solo di coloro che condividono il necessario approdo al comunismo come unica soluzione a questa società…
questo partito allora avrà di nuovo le capacità di tornare tra gli operai, i lavoratori, i precari, gli sfruttati, i disoccupati, gli emarginati, gli studenti e tutte le categorie di persone che oggi sono discriminate, per diffondere e insieme procedere in questo cammino necessario dell’umanità…ma non dovrà limitarsi alla sola prospettiva di cambiamento rivoluzionario della società(e vorrei far notare che la rivoluzione russa, intesa come rivoluzione d’ottobre fu tutto fuorchè violenta, costò la vita solo a 2 marinai bolscevichi e 1 difensore del palazzo d’inverno, semmai la violenza la portarono le armate bianche e gli eserciti capitalisti che sono democratici solo con chi fa i loro interessi), ma dovrà concentrarsi anche e soprattutto sui bisogni immediati della gente, lottando per ciò che c’è di immediatamente necessario nella prospettiva di riuscire a rivoluzionare la società capitalista e ottenere la società senza classi.
Saluti comunisti
Cristian Briozzo
Complimenti, compagni! Il vostro impegno garantirà a tanti governi di destra, da sempre in difesa dei lavoratori e degli sfruttati, una lunghissima vita.
Marco
P.S. Caro Cristian, dove hai studiato la Storia?
Crescere vuol dire prendere atto dei problemi e tentare di risolverli e non perdersi dietro ideologie defunte!Quindi l’accusa di infantilismo a chi si deve rivolgere?Comunque continuate così,cari comunisti..I risultati ottenuti vanno benissimo!Un’ultima domanda a Cristian:ma chi ti ha insegnato la storia? Si accettano scommesse sull’ideologia dell’insegnante..!
caro cristian, al di là dei contenuti della tua lettera esprimo una profonda ammirazione per un ragazzo di diciotto anni che si studia il passato per cercare di migliorare il presente e il futuro, non chiudendosi in casa per guardare amici, o il grande fratello, o altre amenità del genere.
Cristian, se fossi mio figlio sarei veramente orgoglioso di te. Sono felice che ci siano dei ragazzi di 18 anni assennati anche in questi anni bui. Non smettere mai di lottare.
Rispondo immediatamente…il mio professore di storia, che è un luminare per me, in quanto persona che io stimo profondamente e che ritengo molto più intelligente di quasi tutte le persone che ci governano(spero non legga questo messaggio non vorrei poi essere accusato di tentativi di “lecchinare”, come si dice tra noi studenti), con la quale ho moltissimi e stimolanti dialoghi e con il quale abbiamo organizzato dei pomeriggi di approfondimento sui pensieri politici storici e contemporanei è un LIBERALE DI DESTRA, ASSOLUTAMENTE ANTICOMUNISTA , ma non è un becero anticomunista di quelli che si limitano a ripeter efrasi fatte e ad accusare chi è comunista di stupidaggine o infantilità…profondi conoscitore di ogni realtà, modesto e critico nei confronti di qualsiasi ideologia sa analizzare le realtà storiche, con i loro pregi e i loro difetti,senza alcuna o con pochissima faziosità…
ma daltronde…di persone intelligenti ce ne sono molto poche al mondo e in particolare in Italia…
tanti cari saluti comunisti
cristian briozzo
P.S. ringrazio moltissimo unbe e prettydog, siete stati molto e anzi troppo gentili nei miei confronti…sono un ragazzo normalissimo che si interessa di politica ;-)
P.P.S. caro hooper mi sa che hai perso la scommessa…
ah dimenticavo di rispondere a Fisher….ho studiato storia e la studio tutt’ora al Liceo Scientifico G.Bruno di Albenga, con media di 8.3, e sono rappresentante degli studenti da tre anni, per due anni d’istituto e quest’anno presso la Consulta Provinciale….cari saluti a chi è pieno di pregiudizi ;-)
Ognuno è libero di pensare ciò che meglio crede, di sperare in un mondo che personalmente ritengo utopico ma che ognuno è libero di sognare.
La storia però, caro Cristian, non è qualcosa di opinabile, non ci si può creare una storia per sponsorizzare le proprie idee.
Non voglio farti una storia completa: voglio solo ricordarti alcuni fatti più .. efferati e significativi. Non li ho presi da un libro di “Forza Italia” ma sono reminiscenze di studi storici…. Tu potrai avere 8 di storia, potresti avere anche 10… ritengo che però questi dati siano incontrovertibili.. Se ritieni che siano falsità “del capitalismo borghese” evita pure di leggere: un cieco o uno che tiene gli occhi chiusi è libero di dire che la luce non esiste..
CARESTIA IN RUSSIA : negli anni 20 fu adottata la Nuova Politica Economica caratterizzata da una specie di limitato liberismo. Poi si volle collettivizzare: per questo una intera classe sociali i Kulaki (contadini ricchi, noi diremmo “coltivatori diretti”) furono deportati e sterminati. Il risultato fu una spaventosa carestia che fece morire di fame forse 10 milioni di persone, soprattutto in Ucraina. Per nascondere gli errori del governo e per nasconderli non si volle chiedere l’aiuto internazionale condannando alla morte milioni di innocenti.
PURGHE DI STALIN: negli anni 30 furono fucilati o sparirono nei gulag, oltre il 90% dei dirigenti comunisti, praticamente la quasi totalità di quelli che avevano fatto la rivoluzione comunista. Poichè sostanzialmente il partito si identificava con l’apparato statale praticamente la repressione si estese a tutti quelli che avevano in qualche modo un posto di responsabilità. Le purghe coinvolsero tutti coloro che furono sospettati, spesso del tutto a torto, di non essere abbastanza fedeli a Stalin: le vittime dirette furono forse un milione di individui. Nessun regime anticomunista, ivi compresa la Germania nazista, è responsabile della morte di tanti comunisti.
CARESTIA IN CINA: Agli inizi degli anni 50 Mao aveva promosso una politica moderata (“i cento fiori”) ma quando ritenne che in questo modo si rischiava di allontanare l’instaurazione del comunismo, cambiò radicalmente indirizzo di politica economica: si tentò allora il “grande balzo in avanti”: tutti i cinesi furono spinti a una industrializzazione forzata perseguita in modo del tutto irrealistico, senza criteri. I risultati furono del tutto inconcludenti ma per timore di essere considerati responsabili i vari dirigenti a tutti i livelli annunciavano risultati eclatanti sulla carta che non avevano nessun riscontro nella realtà. Il risultato fu che la agricoltura cinese, già molto antiquata, ne rimase disastrata e esplose una carestia di enormi proporzioni che provocò la morte di milioni di cinesi: non sappiamo il numero, qualcuno parla di 20 milioni alcuni di più o altri di meno. Non sappiamo e forse non sapremo mai i numeri reali del disastro. Tuttavia certamente fu un fatto inconcepibile nella seconda metà del 900.
RIVOLUZIONE CULTURALE IN CINA: Mao era stato messo praticamente in disparte in seguito agli insuccessi dovuti alla sua politica economica dall’apparato del partito e dello Stato. Ma negli anni sessanta volle riprendere la effettiva dirigenza del movimento scatenando quello che fu definita la “rivoluzione culturale”: furono mobilitati i più giovani e meno esperti ai quali fu fatto credere di essere gli unici in grado di fare veramente la Rivoluzione: la grande maggioranza dei dirigenti comunisti fu trascinata per le strade, nella
polvere con cartelli vergognosi dai ragazzini fanatizzati da Mao (“le guardie rosse”) : non sappiamo quanti di essi poi fossero uccisi ma comunque molti furono i suicidi per la vergogna in un paese in cui “perdere la faccia” è tutto. Si trattò in realtà di una riedizione delle purghe di Stalin.
CAMBOGIA: i kmer rossi entrati nella capitale deportarono tutta la popolazione nelle campagne. Fu abolita la moneta, furono chiuse tutte le scuole, giustiziati tutti coloro che avevano un minimo di istruzione e parlassero francese o inglese, proibiti tutti gli scambi e contatti con l`estero. Furono fanatizzati i
giovanissimi come era avvenuto pochi anni prima in Cina perché ritenuti gli unici non corrotti dal passato feudale o borghese o occidentale. Il risultato fu che forse un quinto della popolazione mori di fame o fu giustiziato. In nessuna epoca della storia in tempo di pace è mai avvenuta una cosa del genere.
Carissimi: ho delineato alcuni degli avvenimenti in modo estremamente sommario anche se lunghissimo(non è colpa mia se gli eventi sono stati molti).
Il “Libro nero del comunismo ” parlava di 80 milioni di morti, altri considerano la cifra più alta, altri invece molto più bassa: ma non è importante: la realtà tremenda è che a causa del comunismo abbiamo avuto nel mondo vittime a milioni: di quanti milioni si tratta effettivamente non modifica il problema.
Sono lieto che voi vogliate un mondo più libero, più giusto, senza guerre, migliore. Penso però che sia necessario guardiate con onestà la storia, perché non si facciano gli stessi tragici errori.
Guardare la storia senza pregiudizi credo sia un dovere anche per voi.
Caro Marco
.
Vorrei rispondere al tuo grido di dolore ma …. io non ce la faccio a leggere un testo cosi’ lungo.
.
Auguri
Care compagne, cari compagni,
La discussione scaturita dopo l’inserimento della mia lettera ai comunisti e alle comuniste stimola alcune mie riflessioni.
Innanzitutto il titolo stesso avrebbe dovuto far intuire che il senso dello scritto non era quello di convertire al comunismo i lettori, invece, era quello di aprire un dibattito con quelli di loro che si sono sempre rifatti al comunismo come alternativa di società, con quelli di loro che si sono sentiti delusi dai partiti che con la bandiera rossa ben esposta hanno tradito però gli ideali che essa rappresenta, con tutti quelli che convinti delle scelte della sinistra di alternativa arcobaleno oggi si ritrovano bocciati dai cittadini.
Per tutti quelli che invece hanno approfittato della discussione per portare affondi all’idea marxiana mi viene da rispondere semplicemente che gli argomenti esposti, per un comunista, sono tutti privi di efficacia, giacché cercano di confondere identificando il comunismo con la rappresentazione che il mondo capitalistico ne dà da oltre un secolo.
È doveroso per tutti loro chiarire che per comunismo non si è mai inteso la società russa post rivoluzione, né la Cina di Mao. Nel primo caso la degenerazione staliniana ha utilizzato la grande forza ideale della rivoluzione russa per trasformare la società sovietica in una società a capitalismo di stato, (socialismo incompiuto) dove repressione e violenza sono state utilizzate nei confronti di ogni dissidente compresi e in maggioranza comunisti. Nel secondo caso, quello della Cina, dal mio punto di vista, la strada che si è perseguito non è molto dissimile da quella sovietica e si dovrebbe aprire a questo punto un dibattito sulle rivoluzioni tradite, e sulle motivazioni che questo tradimento hanno favorito.
Esiste poi un modello diverso, quello cubano, su cui sono state costruite mille menzogne da parte dei sostenitori del modello americano, ma che resta oggi e nonostante un infame embargo che dura da decenni, l’unico stato dell’America Latina ad avere standard d’istruzione, sanità e sociali in genere, addirittura superiori a quelli americani, non a caso molti americani sono costretti a imbarcarsi verso l’isola del male per potersi sottoporre a cure mediche, in molti casi operazioni di grande difficoltà, perché a casa loro le assicurazioni non li coprono.
Assunto allora come punto di partenza che come comunista io mi sento erede della tradizione e dell’analisi filosofica marxiana, quella che intende per comunismo quel movimento reale atto a cambiare lo stato di cose presenti per costruire una società migliore, di eguali, e non le storture che ad esso sono state attribuite, nella precedente lettera ho cercato di analizzare le ragioni della sconfitta della sinistra di alternativa italiana perché sento forte il bisogno di una rifondazione di un partito comunista, portatore dell’idea sopra citata e che non ha come modello la Russia stalinista, che diventi alternativa reale per le cittadine e i cittadini ad un modello di sviluppo, quello capitalistico, che in un secolo ha prodotto in gran parte del mondo, miseria, morte e distruzione (per citare al rovescio il Presidente Berlusconi).
L’analisi che sento di fare mia è quella di un sistema politico di sinistra che per rincorrere l’idea del governare insieme al centro, e soprattutto contro Berlusconi, si è ritrovato imbrigliato in scelte non solo impopolari ma che sono andate tutte contro la classe che essi stessi dovevano rappresentare.
Un comunista non può per legge peggiorare le condizioni di vita di operaie e operai, non può. precarizzare una intera generazione, non può finanziare missioni militari.
Un comunista ha il dovere politico e morale di essere sempre dalla parte opposta e ostinatamente contraria di chi queste scelte promuovono.
Inizialmente e per alcuni anni io sono stato affascinato da questa idea, quella dell’essere nella stanza dei bottoni per schiacciare quelli giusti, ma dopo la prima prova, quella del primo governo Prodi mi sono dovuto convincere dell’errore compiuto.
Un gruppo dirigente avveduto avrebbe dovuto capire che questo tipo di errori si pagano a caro prezzo, ma appena se n’è presentata l’occasione, si è nuovamente compiuta la scelta dell’alleanza con tutti i rappresentanti dei poteri forti italiani per il governo del Paese.
È utile per la discussione introdurre un successivo elemento di discussione: oggi la supremazia decisionale non è più affidata alla politica, in nessuno stato del mondo, ma le decisioni e le politiche sono tutte affidate al mercato. Quindi la supremazia della politica ha lasciato il posto alla supremazia del mercato, con tutte le conseguenze che un politico comunista dovrebbe poter trarre.
Oggi se si guarda l’Italia, non esiste nessun partito politico che non dipenda o sia collegabile a banche (PD, PDL) o grandi imprese (Casini, PD, PDL), oggi in Italia non esiste nessun partito politico nell’arco costituzionale che non riceva sovvenzioni da imprese statali o private senza alcun discrimine da parte delle aziende paganti.
A questa logica non sono sfuggiti, nella prassi, neppure i partiti che si rifanno al comunismo.
Le conseguenze sono state la distruzione della sinistra italiana e la perdita totale di fiducia del popolo che ha sempre guardato ai politici rappresentanti la sinistra italiana come il riferimento dell’alternativa.
Quella sinistra e quella fiducia vanno ricostruite a tutti i costi, vanno ricostruite perché è l’unica possibilità per noi comunisti di dimostrare che un alternativa alle disuguaglianze, alle guerre, alla dittatura del capitale e dei più forti sui più deboli, è possibile e necessaria.
E allora bisogna ripartire dalla rimozione di tutto il gruppo dirigente che fino ad oggi asseriva di rappresentare le comuniste, i comunisti e tutti gli italiano che chiedevano il cambiamento.
Bertinotti, Giordano, Diliberto e tutti i loro rappresentanti locali hanno fallito e devono andarsene a casa, tutti, anche il segretario del più piccolo circolo del più piccolo comune d’Italia che ha sposato quelle scelte. E allora chi questo gruppo dirigente sostituirà, come primo atto necessario alla ricostruzione dell’alternativa comunista nella società italiana, dovrebbe uscire da tutte le giunte e tutte le amministrazioni locali dove esso governa perché solo così potrà dare un segnale di avvenuta riforma al suo interno.
Da lì si potrà ripartire per aprire e rifondare un forte Partito Comunista, da lì si potrà aprire la discussione con le comuniste e i comunisti che in questi anni si sono allontanati.
Il mio appello è rivolto a tutti quelli che nel progetto di ricostruzione di una sinistra comunista in Italia ci credono e vogliono provarlo.
Oggi, ha mio avviso, la forma partito che queste idee le ha fatte sue, le ha nel proprio DNA, si chiama Partito comunista dei Lavoratori, un partito aperto alla discussione con tutti, ma che ha anche la rigidità necessaria per non compiere più gli errori del passato.
cari compagni, andata a cercare il sol dell’avvenire a Cuba o in Cina.. BASTA CHE VI TOGLIETE DA QUI E ANDIATE A LAVORARE.. e vediamo se la democrazia, di cui voi tanti vi vantate, li ci sarà ancora..
adios..
Da un iniziale curiosità prospettata dalla lettera del signor Vigna sono passato ad un improvviso brivido dal programma teorizzato.. Caspita, nel 2008 mi sembra una ipotesi un pò azzardata!! non è certo la proposta che immaggino per la crescita del nostro Paese.. Tuttavia il mio spirito liberale mi fa pensare che forse sia meglio un confronto chiaro con un comunista convinto che con altri esponenti di non chiara formazione e di dubbia spinta politica..
BrioLenin, conosco bene il populismo politico di cui sei vittima; l ho sperimentato sulla mia palle nello stesso liceo(però ala classica) che tu frequenti.. forse è parte del gioco ma ti assicuro che spesso nei miei confronti non è stato solo uno sberleffo e se tu capisci chi sono forse sai a cosa mi riferisco!
La mia opinione si ferma a questo visto che come detto prima non penso che il comunismo sia un a scelta ad oggi attuale e oggi in Italia ha dimostrato di fermarsi a poco..
Caro signor Gia.Ce. mi spiace farle notare che quelle cose da lei scritte già le conosco, ripeto che ci vorrebbe un analisi critica di quei dati e di quelle morti…innanzi tutto sulle cause di quei processi violenti, sui motivi per cui si è arrivato a quello….è la citazione di toqueville voleva significar eproprio quello…troppo semplice prendere dei numeri e degli eventi e spiaccicarli li senza inserirli nel loro contesto storico particolare paragonando quell’evento ad altri simili nella storia…e non ho intenzione di dilungarmi qui perchè non lo ritengo il luogo adatto…se vuole ci scambiamo le e-mail e possiamo discuterne privatamente non può che farmi piacere….
MA VORREI FARLE NOTARE UN’ALTRA COSA, VORREI CHE LEI RILEGGESSE CON PARTICOLARE ATTENZIONE LE MIE PAROLE, QUANDO DICO CHE LA RIVOLUZIONE E’ STATA UN EVENTO IN CUI LA VIOLENZA E’ STATA QUASI INESISTENTE RISPETTO AD ALTRI EVENTI RIVOLUZIONARIO-INSURREZIONALI HO SOTTOLINEATO COME IO MI RIFERISSI ALLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE CIOE’ ALLA PRESA DEL PALAZZO D’INVERNO, (momento decisivo che sancì la presa del potere politico da parte dei Bolscevichi)…VORREI CHE LE MIE PAROLE NON FOSSERO TRAVISATE E MAGARI CHE SI FACCIA FINTA DI NON LEGGERE CERTE AFFERMAZIONI PER METTERMI IN BOCCA COSE NON DETTE …
Saluti comunisti
Cristian Briozzo
mi trovo in totale accordo con quanto detto dal compagno Marco.
devo però rilevare solo un punto in cui non condivido l’analisi storica della concretizzazione dell’ideale comunista, ed è la questione del Capitalismo di Stato…oggi in effetti sono due le linee principali di interpretazione dello sviluppo della società comunista sovietica, la prima la tua, il capitalismo di stato, la seconda quella trotskysta.
Io mi ritrovo più in questa interpretazione,secondo cui in realtà non avvenne questo passaggio qualitativo al Capitalismo di Stato nella Russia, in se l’economia rimase Socialista per via del quasi totale controllo statale di tutta l’industria e, con le tremende collettivizzazioni forzate staliniane, anche delle campagne. in se non si può considerare capitalismo di stato proprio perchè i normali rapporti di proprietà del capitalismo non esistevano, si era in una fase in cui la proprietà privata dei mezzi di produzione era inesistente e non esisteva alcuna classe sociale che possedesse il controllo di quei mezzi e che intascasse il profitto,cosa che non può far accettare l’idea di un capitalismo di stato.(infatti la burocrazia non è una classe sociale perchè va dal più piccolo funzionario di partito fino a Stalin,è piuttosto una casta).
La burocrazia per via delle difficili condizioni sociali ed economiche della russia si erse e acquisto sempre più potere, in particolare con il processo portato a compimento dell’identificazione del Partito con le strutture statali. Nelle situazioni di crisi sociale e politica la burocrazia statale si erge a arbitro della società acquistando potere e grazie agli strumenti del mondo moderno essa ha dato vita ad uno stato totalitario.
Inse alla società comunista sovietica, che era socialista nelle condizioni dei rapporti economici, mancava il cambiamento politico che permettesse al comunismo di affermarsi per portare a compimento la reale socializzazione dei mezzi di produzione in regime di democrazia proletaria, manco quindi, a mio avviso quello che io chiamo il 1848 comunista.
come con le rivoluzioni del 1848 il sistema borghese trovò la sua rivoluzione politica che adattasse le istituzioni politiche ai nuovi rappporti economici e di proprietà che si erano affermati con la Rivoluzione Francese ci sarebbe dovuto essere un 1848 comunista che adattasse le istituzioni politiche ai nuovi rappporti economici per completarli…quali erano queste isituzioni, sicuramente avrebbero dovuto essere molto simili se non identiche ai Soviet, ossia quelle assemblee dirette presenti nelle singole realtà territoriali,nei luoghi di lavoro etc che rispondessero a quei principi leninisti di eleggibilità/revocabilità delle cariche , salario di operaio specializzato etc.
tale rivoluzione politca a mio avviso sarebbe stata possibilissima quando il regime stalinista cominciava a scricchiolare, se solo avesse avuto una guida politica forte che comprendesse le nuove sfide che aveva di fronte…la società sovietica in breve si trasformo da paese arretrato e agricolo con 2.500.000 operai su 750.000.000 di cittadini a una società industrializzata con 150.000.000 di operai…quello sarebbe stato il momento perfetto per una rivoluzione politica…le contingenze non lo hanno permesso…
Ma a parte questo…ciò non toglie che siamo comunisti e che abbiamo gli stessi obiettivi…quindi uniamo le forze per le prossime lotte ;-)
saluti bolscevichi
Cristian Briozzo
ho sentito spesso marco ferrando in tv nel corso della campagna elettorale.
pur non condividendo la sua visione di società mi sono trovato a dargli ragione su alcune questioni.
da quando le privatizzazioni sono diventate la parola d’ordine per lo sviluppo dell’economia e per la supposta tutela dei cittadini-consumatori ne abbiamo viste di tutti i colori.
che si trattasse di banche, di enel, di gas, di telefonia, di acqua, ci erano stati venduti una serie di vantaggi che non si sono verificati, vanificando l’aspettativa positiva creata ad arte.
i costi di questi servizi sono più alti, esageratamente alti, di quando la proprietà era pubblica.
il servizio è scaduto in modo impressionante: non esistono più uffici, non esistono più dipendenti a cui rivolgersi, il servizio è appaltato a società esterne che creano call center da potenza in giù.
i dipendenti non sono più tutelati, il sindacato è inesistente, non c’è più sicurezza.
l’unica regola dell’azienda fornitrice del servizio è l’utile, e i dirigenti manager tutelano i loro enormi profitti grazie alla soddisfazione degli azionisti.
la proprietà pubblica aveva dei difetti. fra questi, non era fatto un accurato controllo dei costi (sia in termini di numero di dipendenti, sia in termini di organizzazione aziendale) perché comunque il bilancio dello stato copriva il passivo.
purtroppo, anziché intervenire responsabilmente sull’organizzazione aziendale si è preferito lasciare al mercato la soluzione del problema (libera volpe in libero pollaio), ed ora le grandi aziende agiscono nell’unico modo che conoscono.
Caro shirley, purtroppo non riesco a individuare chi tu sia, comunque posso capire, sicuramente può essere capitato di essere vittima della demagogia che in molti casi può esserci…ma vorrei risottolineare come io non sia stato vittima di alcuna demagogia, poiche ho come professori sia di Storia che di Filosofia due persone di Destra, con cui ho dialoghi molto aperti e molto stimolanti…ovviamente sono persone che hanno un certo spessore culturale non come certi che qui scrivono commentini abbastanza limitati(vedi IronMan)…
Comunque non vorrei davvero essere frainteso o che le parole che ho usato non vengano lette nella loro completezza, non nego assolutamente che il comunismo o socialismo reale, nella maggior parte dei luoghi in cui si è affermato come modello ideologico, abbia subito delle storture che hanno tremende tradito le intenzioni di partenza provocando milioni di morti a causa di burocrazie che si erano impossessate del processo rivoluzionario e che hanno represso le libertà personali per mantenersi al potere sfruttando la speranza in una nuova società…e vorrei ribadirlo…e in un certo senso spero che anche coloro che non hanno compreso ciò che ho scritto comprendano che non sono assolutamente un cieco o una persona che vuole nascondere la realtà dei fatti per averne un guadagno…in realtà a me non ne viene niente…semplicemente ritengo che tutto vada storicizzato, analizzato e compreso in maniera più approfondita non limitandosi a guardare i numeri di morti senza comprendere i motivi per cui tali stragi si sono compiute( insomma la riflessione che voglio fare io è : in una società che vuole intraprendere il percorso verso il comunismo sono inevitabili quelle morti?sono patologia inevitabile o conseguenza contingente di certe strade, dovute anche a definiti punti di partenza,intraprese dalle società che hanno tentato la rivoluzione socialista(come parrebbe sostenere Toqueville riferendosi ai percorsi di cambiamento in genere)?)
tutto qui…nessuna vittima di demagogia, nessun tentativo di distorcere la storia…semmai tentativo di riflessione e analisi non troppo tendenziosa, ne dalla mia ne da coloro che vogliono necessariamente seppellire a tutti i costi l’ideale comunista…capisco che da una persona che si definisce comunista sembra un discorso fasullo…ma in realtà non ne vedo il motivo di pensare ciò…per ora io sono ancora comunista perchè non ho trovato ancora nulla che mi abbia convinto che quelle morti siano inevitabili…poi chissà…spero che si possa analizzare in maniera un pò più distaccata il comunismo ma purtroppo sono eventi ancora troppo vicini, quindi sono soggetti a faziosità e interessi particolari…
Saluti Comunisti
Cristian
Leggendo qua’ e la’ questi testi lunghissimi trovo alcuni spunti sul problema privatizzazioni.
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La nostra nazione ha tanti debiti e tante proprieta’ …. io penso che i debiti si debbano saldare …. appena possibile,
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li abbiamo fatti per costruire qualcosa, qualche infrastruttura essenziale che il privato magari non aveva convenienza a realizzare, ma ora c’e’ ed e’ disponibile (magari pagando qualcosa)
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bene ora questa opera va’ venduta e con il ricavato va’ estinto il debito contratto per realizzarla.
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Su questo pare non vi sia troppa convergenza di opinioni, appena entra in cassa qualcosa si pensa solo a spendere e su questo non mi trovo daccordo …. non vorrei lasciare dei debiti alla mia nipotina.
Caro Brio Lenin, visto il tuo modo di intendere la società in sintonia con quello di molte compagni e molte compagne che frequento, perchè tu, e chi si ritrova a condividere il nostro punto di vista, non prova a frequentare il mio Partito, con l’impegno di realizzare concretamente i nostri propositi?
Saluti comunisti,
Marco Vigna








Caro Marco i sogni muoiono all’alba..Guardati in giro,nel mondo le idee che tu sostieni non hanno attuazione pratica se non con l’imposizione e la violenza..Ma la storia ,che tu invochi,non ti ha insegnato niente?