Controlli nei cantieri delle forze dell’ordine: 8 denunce
Provincia. Operazione nei cantieri edili della Provincia di Savona da parte delle forze dell’ordine e della Direzione provinciale del lavoro. Le forze dell’ordine hanno proceduto ad un serie di controlli a Spotorno, Celle Ligure, Albissola e Savona. In otto dei dieci cantieri edili controllati le forze dell’ordine hanno riscontrato irregolarità di varia natura: per i responsabili è scattata una denuncia alla procura della Repubblica di Savona.
8 commenti a “Controlli nei cantieri delle forze dell’ordine: 8 denunce”
e tu cosa ne sai? se fosse così cosa aspetti
di solito sono i piccoli artigiani che lavorano in subappalto o i neo artigiani che essendo sempre stati dei dipendenti non sono capaci di valutare i lavori da preventivare e lavorano sempre a dei prezzi impiccati e allora si capisce che da qualche parte devono tagliare, e di solito i committenti sono felicissimi di approfittare delle difficoltà altrui e pur di risparmiare mettono in complicità con l’imprenditore incapace a rischio la vita di chi tutti i giorni lavora per uno stipendio misero e quasi sempre in forse e comunque il 90% di chi commissiona un lavoro se ne frega della sicurezza basta risparmiare e gli enti pubblici non sono di meno infatti le gare d’appalto vengono fatte al ribasso però con scritto per lavarsi la coscienza esclusi gli oneri per la sicurezza guardare per credere
http://www.comune.albisola-superiore.sv.it/multimedia/78/bando%20e%20disciplinare%20CDR.pdf
vedo che conosci bene ciò che giudichi..
Caro “The Gecko” non ho capito bene il tono della sua frase ma se voleva essere ironico nei confronti di “jchnusa” mi sembra completamente fuori luogo.
Meglio parlare di ciò che si conosce piuttosto che il contrario direi, in questo caso chi probabilmente parla a vanvera è invece il Sig. “hi-tech”.
Saluti.
Non parlo a vanvera. Non intervengo su cose che non conosco….a differnza di altri che ficcano la politica dappertutto e sono accecati da una difesa ad oltranza per la “presunta” loro appartenenza..!
Il discorso fatto vale anche per gli artigiani.
Oggi abbiamo in itinere una legge quadro in materia di igiene e sicurezza negli ambenti di lavoro e vederemo se le cose cambieranno. Peraltro, ricordi a Tex Murphy, un po’ a digiuno sull’argomento, che le norne di riferimento in materia edilizia sono: il DPR 547/1955 e DPR 164 del 1956 oltre alla norma generale DPR 303/1956. Poi il quadro normativo si é esteso sino all’emanazione della 6262 ( che peraltro raggruppava le già esistenti norme in materia ed ha apportato innovazioni sulla medicina del lavoro..) per arrivare alla 494/1996 (direttiva cantieri), alla circolare ponteggi ed alla recente proposta della Legge Quadro.
Dopo questa premessa occorre ricordare cheil settore é afflitto, oltre che da imprese strutturate che ben conoscono le norme e che tutte le volte che possono intascano i denari degli oneri della sicureza (peraltro non soggetti a ribasso) e non spendono un euro in siceurezza, anche da poveri diavoli improvvisati “impresari” che sono all’oscuro anche delle più elementari norne di buon senso oltre che di sicurezza.
Per diventare impermeabilizzatore occorre: 1 cutter, un motocarro scassato, un bruciatore a gas. Il resto ce lo mette l’improvvisazione. E così avanti in altre “specializzazioni”. Oltre al fatto della pesante impreparazione tecnica che affligge il settore (extracomunitari che non sono specializzati in niente ), manca anche la cultura della sicurezza. Una valida preparazione , invece la possiedono nel farsi i loro interessi.
Invito ai giovani volenterosi: dedicatevi al settore edile come carpentieri, manovali. Iniziate un’attività in settori che stanno scomparendo come fabbri, falegnami,etc. avrete una oppoprtunità di lavoro. Pena: la fine della nostra secolare perizia nel settore delle costruzioni.
Cordialmente.
La frase era rivolta ad “hi-tech”, quando l’ho scritta era solo visibile il suo commento…
Concordo pienamente con “jchnusa”Buonadomenica a tutti
Con l’avvento delle norme in materia di sicurezza del lavoro e di lotta al lavoro nero si sono evidenziati degli aspetti del settore che potrebbero apparire, la normale e scontata evoluzione di un contesto , quello edile , che ha visto, a partire dagli anni del secondo dopoguerra, nella ricostruzione, divenuta poi la cosidetta “gli anni della speculazione edilizia” , il presentarsi del fenomeno dell’immigrazione regionale quale esigenza ad una richiesta emergenziale di case. Ora così non è , perché quanto accade oggi porta con se seri pericoli di irregolarità e probabilmente anche di illegalità dato i tempi diversi e le motivazioni non più sostenibili. Il crescere della diffusa rete di artigiani edili , è stata sul finire degli anni 90 la panacea, ricercata e percorsa per rendere sostenibile una situazione fiscale e contributiva , già allora molto alta , forse anche troppo pesante.
In quegli anni , l’ impresa edile classica , sia generica che di costruzioni quindi, si è trasformata in società di capitale , quasi sempre a responsabilità limitata, per rendersi più flessibile e maggiormente agile nei rapporti di impresa e nei confronti del fisco e del mondo dei controlli, cessando i rapporti con gli operari propri . Molte hanno rinunciato a questa trasformazione, per diverse ragioni, cessando di conseguenza di fare impresa.
E’ iniziato a crescere il ricorso all’iscrizione all’artigianato quale stratagemma per rimanere alle “pseudo-dipendenze” , consentendo così il proliferare del subappalto e delle “associazione di impresa” tra artigiani , quasi sempre, non formalizzate , le quali hanno consentito grandi realizzazioni con modesti oneri contributivi e con rapporti contrattuali meno impegnativi e di minor importo , dando adito ad una diffusa ripartizione dei costi che , per sua natura ha comportato una minore tassazione e , soprattutto, una maggiore evasione.
Ai giorni nostri, la mancata successione nel settore edile di figure “nostrane” , causa anche la probabile persecuzione sindacale di un tempo che imponeva la regolarizzazione “esasperata” dell’apprendistato a tutti i costi, ha cagionato il fenomeno che oggi nessuno sembra riesca ad arginare, quello della diffusa irregolarità del lavoro edile e la mancanza di sicurezza.
Allo stato di quanto accaduto vediamo quindi crescere il numero dei soggetti operanti in edilizia , regolari come iscrizione iniziale e poi interamente irregolari nella pratica a seguire. All’interno di questo c’ è sicuramente la questione legata ai permessi di soggiorno ecc.., ma ce ne sta un’altra e non meno rilevante legata alla presenza di questa mano d’opera , non tradizionale e temporaneamente occasionale.
In primo luogo , le Società costruttrici possono utilizzare la frammentazione contrattuale per diluire a dismisura le responsabilità connesse all’esecuzione , oltre ad un probabile sistema di ribassi che giungono , al probabile esecutore finale dei lavori, a livelli difficilmente sostenibili per essere congrui anche alla luce dei costi a carico.
In secondo luogo, l’ aspetto più preoccupante , quello che oggi una moltitudine di piccoli artigiani sono costretti a percorre se vogliono continuare a lavorare nel settore, avvalersi di mano d’opera extra comunitaria che determina ormai maggioranza nell’organico dell’impresa e che di conseguenza, coalizzandosi tra loro , (hanno compreso il meccanismo già utilizzato negli anni 60/70 dalla manodopera meridionale quando dettava con il cottimo la riuscita o meno della speculazione) ne stabilisce tempi e contesti di realizzazione. Non potendosi escludere pertanto , forme di costrizione e di pressione che possono determinare nell’artigiano la continuità o la fine della ditta.
Questo fatto, rischia di divenire una delle tante criticità permanenti all’ interno della società , con una particolarità che non va sottovalutata , quella che è destinata ad aumentare e a soppiantare l’ attuale , residuale categoria “nostrana” .
E’ quindi presumibile attendersi nel breve e medio periodo alcune conseguenze da questa situazione : una progressiva riduzione della qualità degli interventi, in quanto la formazione è pressoché ormai inesistente.
Una rarefazione delle garanzie previste stante la serie infinita dei soggetti operanti , alcuni assolutamente sconosciuti.
Una maggiore conflittualità tra committente e appaltatore , derivante per l’appunto dal sistema della ripartizione diffusa degli interventi.
Una sempre maggiore indifferenza dei giovani al settore ( oggi è visto non come opportunità di lavoro ma come contesto lavorativo da evitare)
Una seria e preoccupante esigenza di lavoro per l’ alto numero di persone impiegate ora nel settore che aumenterà il divario tra lavoro regolare e irregolare con ricadute fiscali e sociali serie.
Questo sistema , perché ormai è tale, così strisciante e così diffuso , la meritoria opera delle forze dell’ordine agisce da contrasto , ma non può da sola raggiungere i livelli di risoluzione che debbono vedere impegnate, le altre forze della società , soprattutto la Politica con una valutazione lungimirante
dell’ aspetto delineato, ma anche le Associazioni di Categoria e Sindacali che operano nel contesto , non solo dell’edilizia ma anche della Gestione e rappresentanza della Proprietà, perché alla fine, di chi ne paga gli effetti, sono i cittadini, cioè tutti. Se si continueranno ad emanare Leggi e Norme sempre più vessatorie per il cittadino che certamente non riuscirà a seguire, neanche continuando a sovrapporre costi su costi per parcelle e oneri vari, riempendolo di responsabilità che sono di altri , solo perchè essendo legato dal titolo reale al bene è più semplice espugnare ammende, sanzioni, pignoramenti e quant’altro , non si farà un buon servizio civico. Bisognerebbe partire dalla qualificazione delle Imprese, le quali quando presenti sul mercato debbono anch’esse disporre di valide e concrete forme di garanzia, al fine di compensare , come dovrebbe essere in un corretto rapporto di scambio , la bontà del denaro e dei beni su cui operano e non invece costringere la totalità dei committenti a spaventose, costosissime e inconcludenti peripezie giudiziarie, che comunque lasciano immutate le condizioni dell’impresa “inidonea” che continua a far danni su danni .
Cordiali saluti
Ivano: ringrazio del chilometrico intervento, teso a proporre un quadro del settore, su aspetti, noti, che che, peraltro, necessitano di alcune precisazioni.
3° capoverso/”E’ iniziato..”: IL RAPPORTO DI “PSEUDO-DIPENDENZA” é a tutt gli effetti in moltissimi casi, un PRECISO RAPPORTO OCCULTO DI LAVORO SUBORDINATO la cui responsabilità é solo delle imprese committenti il subappalto. Ti ricordo che l’Ispettorato del Lavoro persegue, giustamente, con accanimento queste maniere di camuffare i dipendenti, che spesso sono indotti dal datore di lavoro ad avviare una posizione di lavoro autonoma per eludere gli oneri previdenziali e contributivi. Naturalmente, nulla ne possono i poveri ex-dipendenti che in questo caso sono vittime.
Questi snaturati rapporti NON hanno consentito di realizzare nessuna grande opera ma hanno dato il via ad una generalizzata forma illegale di operare nel settore, contribuendo all’acutizzarsi anche del problema della sicurezza. Infatti, questi poveri ex-dipendenti-neo-”artigiani” sono impreparati e nno possono sopportare i costi della sicurezza qualora possiedono dipendenti. Invece, nel caso non abbiano dipendenti, ricordo, sino ad oggi non debbono sottostare alle norme in materia antinfortunistica. L’evidente manleva di responsabilità per le imprese é evidente, anche se, in caso di infortunio (logicamente) il titolare dell’impresa committente il subappalto non può chiamarsi estraneo ai fatti quasi mai…
4° capoverso:Sulle responsabilità dei Sindacati poi….hai passato il segno! Ora ci vuoi far credere che la colpa delle “morti bianche” é dei SIndacati?????
6° capoverso:”In primo luogo , le Società costruttrici possono utilizzare la frammentazione contrattuale per diluire a dismisura le responsabilità connesse all’esecuzione “: SEI MALE INFORMATO in quanto con la frammentazione contrattuale “fraudolenta” aggiungo, sotto l’aspetto contributivo, non si DIMINUISCE di una beata fava nessuna responsabilità connessa alla esecuzione dell’opera!!! Le responsabilità restano a carco dell’impresa principale che ha assunto la commessa, sia pubblica che privata.
“oltre ad un probabile sistema di ribassi che giungono , al probabile esecutore finale dei lavori, a livelli difficilmente sostenibili per essere congrui anche alla luce dei costi a carico”: questi ribassi, e credo tu alluda al settore pubblico, fanno parte del cosiddetto rischio di impresa che, per forza di cose il Sig. imprenditore si deve cuccare! Non sono certo gli enti pubblici che vanno a prendere per il collo le imprese per trascinarle a partecipare alle gare…! Se alludi al settore privato, invece, i ribassi non ci sono …perché la Merloni si applica al pubblico e ad altri settori diversi dal privato. Nessuno lo vieta, sottolineo.Un privato può anche indire una gara d’appalto conformemente al Novo codice dei COntratti (recepisce e contempla anche la Merloni)…. ma non si verifica mai. Di regola il prfessionista incaricato del progetto redige uno scarno capitolato sulla cui base le imprese redigono i preventivi…e…. ti posso assicurare i prezzo non sono mai rosicchiati all’osso…ANZI!!!!
MI fermo qui nella disamina, per non incorrere nell’eccessiva prolissità e perché vorrei soffermarmi sulla Tua affermazionein merito alla inutilità delle Norme e della necessità di un intervento di altre categorie.
Le norne sulla sicurezza, come ho indicato nel precedente post, risalgono, per il settore edile alla seconda metà del secolo scorso. Pur se datate sono molto valide. Le nuove Leggi sopravvenute altro non hanno potuto fare se non riprenderle in toto ed inasprire le pene. E’ inutile scaricare sul Legislatore le responsabilità degli infortuni……la colpa é solo delle imprese. Le norme ci sono. Occorre rispettarle come quando si é alla guida del proprio autoveicolo. Non é nemmeno pensabile delegare le funzioni di controllo che sono istituzioneli, al privato.
Forse non lo sai ma esiste già un sistema di qualificazione delle imprese che é operato a cura delle SOA. Tale qalificazione, purtroppo, non funziona. Perché é gestita dai privati. Si é rivelato essere il solito sistema all’italiana che già avevamo conosciuto con l’Albo Nazionale Costruttori.
Per limitare il fenomeno degli infortuni, come vedi, esistono già tutti i sistemi.
Senza inventarsi altri istituti ed estendere funzioni ancora ai privati.
Basta non coinvolgere ulterormente altre organizzazioni (che no vedono l’ora di lucrare anche li’!!!)
Basta solo applicare le Leggi DELLO STATO che esistono.
Occorre invece,come vedi, come ho detto nel primo post della notizia, che le “imprese” destinino una pate dei loro elevatissimi guadagni alla concretizzazione in cantiere di una vera e seria SICUREZZA.
Cordialmente.





..oltre allo stratosferico guadagno utile netto che i palazzinari traggono dalle costruzioni (rapportato ai loro costi), lesinano pure sulla sicurezza!
Sono senza ritegno….