L’asse Savona-Cuneo per un sistema portuale integrato
Savona. Si è tenuta presso la Sala Sibilla del Priamar, a Savona, la riunione della Conferenza strategica sul “Progetto Territoriale per il Sistema Portuale Integrato Ligure-Piemontese”, alla presenza del Sindaco di Savona Federico Berruti, del vicesindaco Paolo Caviglia, della Regione Liguria con l’Assessore all’urbanistica e alle infrastrutture Carlo Ruggeri, la Regione Piemonte con l’assessore ai trasporti Daniele Borioli, i rappresentanti e gli assessori competenti di Provincia di Savona, Provincia di Cuneo, Provincia di Asti, l’Autorità Portuale con il Presidente Cristoforo Canavese, oltre a numerosi sindaci della Valbormida e del Cuneese.
L’arch. Francesco Giacobone, responsabile dei programmi strategici del Ministero delle Infrastrutture ha avuto il compito di stilare il bilancio al termine del tavolo tecnico: “Savona e Cuneo testimoniano la capacità di saper innovare i propri processi di sviluppo, mettendo in piedi buone pratiche affinchè lo sviluppo dei singoli territori contribuisca sempre di più alla crescita dell’economia generale di area vasta”.
Prosegue Giacobone: “Intorno a questa capacità c’è una condivisione di vedute. La leadership dei due comuni consiste nel concetto di aggregare il consenso dei comuni, con la costruzione di un grande partenariato che può portare a risultati straordinari. Oggi è accaduto che si è condiviso un percorso; sono state lanciate ipotesi operative con l’identificazione di aree e filiere di prodotto che possono costituire il punto di avvio di questa incredibile azione partenariale. Con uno slogan possiamo dire che non è possibile costruire un progetto del territorio, se non ci sono progetti di territorio”.
“Da parte nostra, del Ministero – aggiunge Giacobone – noi possiamo aiutare a mettere in piedi i progetti andando oltre le competenze municipali all’interno di un sistema unico. Ci sono risorse già assegnate e altre in via di assegnazione. Il 3 marzo 2008 ci sarà a Roma una conferenza nazionale, all’interno della quale l’esperienza di Savona e Cuneo verrà lanciata come esperienza pilota. Direi quindi un ottimo risultato”.
6 commenti a “L’asse Savona-Cuneo per un sistema portuale integrato”
Se no sbaglio, in quei tempi, i Savoia hanno sempre tentato di creare un loro avamposto sulla costa ligure ( Savona ? ), se ciò fosse avvenuto, per le popolazioni liguri, che vivevano di quel commercio, sarebbe stata la catastrofe.
Fortunatamente c’ era chi pensava di impedire che quel disegno si avverasse!
Ma ora i tempi sono cambiati, il baratto è alla pari, cassoni in cambio di cassoni.
Spero che intervenga il Golosastro che potrebbe , meglio di me . spiegare il perchè in Piemonte si usavano le acciughe sotto sale , il come e perchè c’era la Tessera del Sale. I Savoia ? ci hanno lasciato i forti e fortezzze che circondano la costa ligure in attesa che i Francesi ci prendessero per mare oltre che per terra. L’unione con la provincia Granda è positivo anche perchè come loro siamo isolati pur avendo spazio e risorse. Non con questo che si parli di piazzali parcheggio containers ma per le loro affinità. I Genovesi forse non lo sono ma a Savona il Piemonte , lingua, cucina, persone sono molto presenti. Leggendo di questi convegni, mi stupisco che ci sia bisogno di ribadire quello che è gia in essere da tempo. Forse , sotto sotto , c’è il prologo giustificativo per l’Autostrada verso Cuneo ?
In realtà i Savoia avevano una loro città sul mare che era Nizza ed era collegata direttamente a Torino attraverso il colle di Tenda.
Ad essa si aggiunse nel ’500 Oneglia, ma con l’accesso al valico di Nava bloccato dalle genovesi Pornassio e Rezzo e nel ’700 Loano.
Ovviamente i Savoia tentarono più volte l’invasione armata, nel 1625 con una vera e propria guerra, ma Genova riuscì sempre a isolare il versante meridionale delle alpi e difendere la propria indipendenza.
Le città e i porti come Savona o Sanremo divennerò così centri di partenza di itinerari più o meno legali per portare in Piemonte il preziosissimo sale e riportare grano e vino, più o meno le vie del sale e le strade marenche (verso il mare) nacquero così nel corso dei secoli, spesso seguendo le tracce degli itinerari della transumanza dalle alpi liguri e marittime alle pianure costiere del var, di Taggia e di Albenga, mandate “in pensione” solo con l’avvento delle ferrovie.
In realtà alla due regioni “parallele” Piemonte e Liguria, orientate sulla linea displuviale alpina e figlie dei due stati nazionali di età moderna dobbiamo ricordare la precedente esistenza di tre regioni perpendicolari al mare che superavano le alpi: la marca Obertenga di Genova, quella Aleramica da Savona verso il piemonte orientale e quella Arduinica da Albenga a Ventimiglia sulla costa fino a Torino e Susa nell’interno..regioni storiche a loro volta costruite sulle macerie di preesistenti confini bizantini che invece attestavano il confine lungo lo spartiacque per difendere il mare dalle invasioni longobarde..
indubbiamente il rapporto storico tra Piemonte e Liguria è pieno di contraddizioni, di reciproca ostilità e reciproca necessità.
Un recupero turistico e culturale delle vie del sale, anche in chiave eno-gastronomica, dovrebbe essere un progetto di respiro interregionale che coinvolga le due regioni, le provincie di savona, imperia e cuneo e che prima di attirare visitatori da fuori induca liguri e piemontesi a lasciare una volta tanto la a10 e la a6 per ripercorrere i valichi minori, le vallate e tutto il patrimonio di forti, castelli, borghi, chiese che costellano quell’insieme di mare e montagna unico al mondo in cui per nostra fortuna viviamo.
Caro Bruno, ti ringrazio per la tua fiducia nella mia conoscenza storica, ahimè, in questo caso non così ben riposta. Nel complimentarmi con DS per l’esaustivo e interessante sunto storico, posso solo accennare alla leggenda che vuole il matrimonio delle acciughe con il sale fatto da parte dei contrabbandieri per evitare, coprendo di acciughe il sale, di pagare …..salati balzelli ( a quei tempi il sale era soggetto a forti tassazioni). L’utilizzo delle acciughe sotto sale nella cucina piemontese è elemento fondamentale di tante ricette: la bagna caoda, le acciughe al verde, bagna d’infern, etc…ahimè la tessera del sale mi sfugge..quindi Bruno, ti giro la palla per sapere anche io di una “tradizione” che ci accomuna ai nostri cugini piemontesi.
Parlando di bagna caoda…vi invito a leggere il mio commento sull’ultimo mio articolo…
Ricordo , tempo fa , avevo trovato su Internet che c’era in quel del Savoia una vera tessera annonaria del Sale , un tot al mese/persona , tanto che se uno emigrava doveva restituire il sale non usato. Il sale , fonte di ricchezza , era una volta come il petrolio oggi. Ottimi sono i libri di Orengo che ripercorrono quei tempi e quei sentieri. Perfetta la descrizione di DS che spiega le differenze e gli interessi della Liguria. Le vie del sale … le due cucine liguri , quella del porto , importazione , orientale , e quella dell’entroterra , non povera ma ricca di risorse naturali. Quando posso percorro le strade interne , da Ceva a scendere a Toirano, le vecchie vie , le valli, il San Bernardino , una risorsa di turismo mai sfruttata, siamo solo la terra delle Palme , degli ombrelloni e delle code in Autostrada. Qualche anno fa, qualche ma veramente qualche , l’Ormeasco non era che un vino da trattoria ! Che dire poi dell’influenza araba ? In Spagna non se ne vergognano , qui ? L’uso del mortaio ? le farine ? penso anche alla farinata. Purtroppo quando si parla di cultura si parla solo delle Muse e non della cucina che è invece un elemento aggregante tra la gente e che, una volta , aveva creato vere isole di cibo e cucina.




Qualcuno ha nozione delle Vie del Sale ?