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Savona, dieci arresti della squadra mobile per spaccio ed estorsione foto

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[thumb:5118:l]Savona. Dieci persone, tutte residenti a Savona, sono state arrestate all’alba dagli agenti della squadra mobile della Questura nell’ambito dell’operazione ribattezzata “Scacco Matto”, dal nome di un bar che era diventato il punto di ritrovo di un’organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti. Nelle prime ore della mattina gli investigatori hanno eseguito le dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip Barbara Romano, su richiesta del pm Alessandra Coccoli.
I reati contestati riguardano, oltre al traffico di sostanze stupefacenti, il reato di concorso in tentata estorsione. L’operazione è stata condotta con l’ausilio della Digos, delle volanti, nonché di due unità cinofile e di personale specializzato del Reparto Prevenzione Crimine “Liguria” di Genova.
In carcere sono finiti Adrian Hasaj, 24 anni, e Arjon Leci, 27 anni, entrambi albanesi; Alessio Suraci, 25 anni; Lorenzo Staibano, 32 anni; Giovanni Battista Mazzotta, 41 anni; Enrico Pasquale, 37 anni; Francesco Olivari, 31 anni; Simone Gianoglio, 33 anni; Simona Tatti, 33 anni, e Cinzia Bussini, 34 anni. Tutti sono residenti nella città di Savona, la piazza nella quale operavano, ed hanno alle spalle tutte precedenti per droga o altri reati. Un’undicesima persona, di nazionalità albanese, risulta tuttora ricercata dagli agenti di polizia. A capo della banda, secondo la ricostruzione svolta dagli inquirenti, vi erano Hasaj, arrestato qualche tempo fa per spaccio, Mazzotta, che già scontava una pena ai domiciliari, e Pasquale, convivente della Bussini (il bimbo della coppia è stato affidato ai nonni). Suraci è invece noto alle forze dell’ordine per episodi di intemperanza allo stadio e nei suoi confronti era stato emesso un provvedimento di divieto d’accesso ad eventi sportivi.
L’indagine compiuta dalla squadra mobile ha preso il via nel marzo dello scorso anno, a seguito della denuncia di una serie di atti intimidatori legati al coinvolgimento del savonese Enrico Bardin nella rete di spaccio. Bardin aveva contratto un debito di 5 mila euro per alcune dosi di cocaina e l’organizzazione, tramite Enrico Pasquale e i due albanesi Hasaj e Leci, aveva bersagliato il debitore e il padre dello stesso con minacce e atti violenti: danneggiamenti ad un’autovettura, telefonate minatorie, appostamenti sotto casa per intimare il pagamento. A segnalare la situazione, divenuta insostenibile, alle forze dell’ordine è stato il padre del debitore insolvente. Il reato di tentata estorsione è stato subito riscontrato dagli inquirenti, che nel corso dell’attività investigativa hanno arrestato in flagranza per spaccio, oltre allo stesso Enrico Bardin, Giovanni Battista Mazzotta, Carlo Vincenti, Francesco Olivari, Adrian Hasaj e Simona Tatti.

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Durante l’operazione di polizia sono stati sequestrati 320 grammi di cocaina, un’automobile e due ciclomotori, oltre a 30 mila euro in contanti, frutto dell’attività di spaccio. I malviventi si davano appuntamento nel bar “Scacco Matto” di via Mistrangelo e qui programmavano le loro mosse, di solito limitate al circuito cittadino e concentrate in piazza Bologna. Secondo una stima formulata dagli investigatori, riuscivano a piazzare circa un chilogrammo di cocaina al mese. E’ in corso di valutazione la posizione dei titolari dell’esercizio pubblico, che secondo i primi accertamenti sarebbero stati all’oscuro dei traffici particolari del gruppo di clienti abituali. Non si escludono comunque a breve ulteriori provvedimenti nei confronti dell’esercizio.
“E’ stata un’indagine e un’operazione importante non solo per il numero delle persone arrestate e per l’attività di spaccio bloccata dalla polizia, ma soprattutto per il reato di tentata estorsione perpetrata dall’organizzazione criminale – ha dichiarato ad IVG.it il Questore di Savona, Giovanni Trimarchi – L’azione di monitoraggio e controllo del territorio esercitata dagli agenti ci permette di dare risposte a certi gravi reati, quali l’estorsione, che spesso in passato non venivano neanche denunciati da chi ne era vittima”.

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