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Regione: al via il piano della pesca

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Regione. Approvato dalla giunta della Regione Liguria, su proposta dell’assessore Giancarlo Cassini, lo schema di programma per il settore della pesca e acquicoltura per gli anni 2008-2010. Il provvedimento punta ad avviare un’azione regionale articolata e in grado di consolidare e stabilire un equilibrato rapporto tra l’attività e le risorse disponibili e lo sviluppo del comparto, con il mantenimento di adeguati redditi per gli addetti.
Tre, in particolare, i punti principali del provvedimento. Sono: lo sviluppo sostenibile della pesca, attraverso una attenta gestione dell’attività e la riduzione dei costi di produzione, l’integrazione dei redditi dei pescatori, sia attraverso i servizi alla produzione, la conservazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici e la maricoltura, sia con il rilancio di attività legate alla pescaturismo, all’ittiturismo, alle iniziative divulgative e promozionali e alla valorizzazione delle produzioni interne con politiche di certificazione e tracciabilità del pescato e di promozione della produzione.
La flotta da pesca ligure è costituita da imbarcazioni di dimensione medie e modeste, in grande parte, però, obsolete. La pesca artigianale rappresenta il segmento più rappresentativo dell’intera flotta. Il settore comprende oggi 565 battelli, pari a 3 milioni 859,28 di tonnellate stazza. Tra il 2000 e 2005 si è registrato un ridimensionamento dell’intero settore. Le catture sono diminuite di circa il 37 per cento, mentre per i battelli e i tonnellaggi stazza lorda il calo è di circa il 28 per cento. In particolare, rispetto al 2000, i battelli che hanno cessato l’attività di pesca sono 223, di cui 190 appartenenti alla piccola pesca.
La flotta ligure costituisce il 4 per cento di quella nazionale e l’8,2% del totale di imbarcazioni presenti nelle regioni del Centro e Nord Italia e in termini di stazza rappresenta il 2,3 del tonnellaggio nazionale. Per quanto la pesca ligure rappresenti una frazione piuttosto piccola delle realtà nazionale, e benché le catture in sei anni si siano pressoché dimezzate (da 8.537 del 2000 alle 4.905 tonnellate del 2005) tuttavia i ricavi, grazie all’alta qualità del pescato e a una buona domanda, hanno permesso al comparto di consolidare una forma di microeconomia. Ma non di raggiungere un aumento dei profitti a causa degli alti costi del carburante e di altri consumi intermedi per i quali il comparto attende interventi unitari delle istituzioni.
Per quanto riguarda le strutture della pesca, da Bocca di Magra a Ventimiglia, i siti di ormeggio sono 36, di questi 27 sono porti, 3 sono approdi e 6 sono spiagge.
Fra i 36 siti, solo il porto di Imperia-Oneglia può definirsi un vero e proprio “porto peschereccio”, grazie alle strutture a terra ben organizzate. Buone le condizioni nei porti di Lerici, La Spezia (Molo Italia), Sestri Levante, Santa Margherita Ligure, la spiaggia di Noli e Sanremo, nonostante in queste due ultime località le imbarcazioni da pesca debbano dividersi gli spazi con quelle da diporto.
La Regione Liguria sta finanziando diversi progetti di ristrutturazione e razionalizzazione dei porti e degli approdi di pesca, i progetti prevedono interventi che riguardano attrezzature dell’attività peschereccia, dalla prima lavorazione alla commercializzazione. Fra queste figurano impianti di approvvigionamento idrico delle installazioni portuali e dei pescherecci, magazzini, macchinari per la conservazione, la refrigerazione, strutture per la prima lavorazione e il confezionamento del pesce, spazi per la vendita, serbatoi per il carburante.
Fra gli impegni della Regione Liguria anche la promozione dell’itticoltura e la molluschicoltura del territorio. In Liguria, l’itticoltura è presente con tre impianti in mare aperto (Porto Venere, Lavagna, Alassio) con una produzione (sigole, orate, ombrine) di circa 800 tonnellate annue, pari al 4 per cento della produzione nazionale.
I tre impianti di molluschicoltura (114 addetti, 75 aziende, tra cui 4 cooperative) sono tutti nello Spezzino. La produzione annua varia a seconda delle condizioni climatiche e meteo, ma supera le quattromila tonnellate annue.

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