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Piano di riordino ospedaliero: consiglio al vetriolo, no al ritiro foto

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[thumb:5305:l]Regione. Con 22 voti contrari e 13 a favore il consiglio regionale della Liguria ha respinto la mozione di iniziativa di tutto il centro destra (primo firmatario Luigi Morgillo Forza Italia) che chiedeva il ritiro, la riscrittura del piano e il rinvio nella commissione consiliare competente dopo una revisione delle linee guida che tenga conto delle reali esigenze del territorio. Approvato con 22 voti favorevoli, 6 contrari e 1 astenuto (Gino Garibaldi, Forza Italia) l’ordine del giorno proposto da Antonino Miceli (L’Ulivo) e dagli altri consiglieri di maggioranza che “impegna il presidente e la giunta a presentare all’Assemblea legislativa della Liguria specifiche proposte di integrazione al Piano al fine di determinare contenuti programmatici che corrispondano nel modo più ampio all’esigenza di accrescere la qualità dell’offerta sanitaria della Liguria, in coerenza con gli obiettivi contenuti nel piano approvato dalla giunta”. Questo in considerazione del fatto che “nella fase di consultazione e audizione sono emerse proposte e indicazioni alcune delle quali tese a introdurre miglioramenti al programma presentato dalla giunta” e che lo Stralcio del Piano sociosanitario relativo alla rete di cura e assistenza debba essere approvato entro i tempi previsti.
Una quindicina di sindaci del ponente savonese hanno assistito alla seduta nell’area riservata al pubblico, mentre alcuni cittadini con le bandiere di Forza Italia, altri con quelle del PDC e un gruppo di lavoratori del Santa Corona di Pietra Ligure hanno seguito i lavori in un locale attiguo all’aula dai monitor. Dalla delegazione ponentina, contraria alla deaziendalizzazione del nosocomio pietrese, si sono levati fischi e urla di “vergongna” al momento dell’intervento di Vincenzo Nesci (PRC), che ha ribadito la sua posizione contro le aziendalizzazioni nel sistema sanitario. A riportare la calma e il silenzio ci ha pensato il presidente del consiglio Giacomo Ronzitti.
La seduta dell’Assemblea regionale, la prima del 2008 dopo la seduta solenne per il Giorno della Memoria, si è contraddistinta per i botta e risposta sarcastici e duri fra maggioranza e minoranza. I consiglieri di opposizione hanno ricordato le osservazioni e le critiche espresse, durante le audizioni in commissione, da parte dei medici, delle associazioni sindacali, dei sindaci e dei comitati definendo il piano “privo di regia, senza capo né coda, senza alcun riferimento epidemiologico, da ritirare e riscrivere”.
L’assessore alla salute Claudio Montaldo ha invece ribadito che l’obiettivo del piano e delle deaziendalizzazioni previste non è chiudere ospedali o creare le premesse per la loro chiusura, ma razionalizzare e dare migliori servizi ai cittadini riducendo drasticamente sprechi e liste d’attesa. In quanto al piano, l’assessore si è detto disponibile a migliorarlo con un nuovo passaggio in commissione rispettando però i tempi previsti per la sua approvazione.
Ribadendo la necessità di ritirare il piano, Morgillo ha affermato: “Sapevo che la giunta e la maggioranza avrebbero avuto un atteggiamento ottuso. Parlare di ‘integrazione al piano’, come è scritto nell’ordine del giorno approvato dal centro sinistra, non significa niente, abbiamo chiesto di modificarlo». Abbiamo chiesto – ha detto sottolineando alcuni degli elementi che hanno portato allo scontento – il ritiro del provvedimento perché alle audizioni in commissione, a cui abbiamo assistito, molti hanno espresso critiche, rilevato contraddizioni, in alcuni casi fatto proposte. Ma molti soggetti lamentano di non essere stati coinvolti. Questo piano si è rivelato senza regia. Questo stralcio contraddice le indicazioni del piano sanitario, di cui non conosciamo ancora i contenuti, se non per via di alcune enunciazioni fatte dalla giunta. Manca un percorso tecnico, senza riferimenti a dati epidemiologici certi. Altre lacune emergono dalle osservazioni dei sindacati. Lamentele arrivano anche sul piano istituzionale: alcuni sindaci sono venuti qui, altri si sono fatti sentire attraverso la stampa. L’unico modo che conosciamo per accogliere le richieste del territorio è che la giunta ritiri il piano e lo riformuli tenendo conto delle esigenze reali emerse in queste discussioni, cercando la condivisione. Non si tratta solo dei desideri dei cittadini, qui sono in discussione esigenze di funzionamento e di sicurezza. Come si possono razionalizzare gli accorpamenti, per esempio, se prima non si è definita la localizzazione dei nuovi ospedali? Questo piano non viene capito, non viene gestito e soprattutto non è stato spiegato”.
Vincenzo Gianni Plinio di Alleanza Nazionale ha chiesto al presidente Ronzitti di far accedere all’aula i cittadini che erano rimasti fuori. Ronzitti ha acconsentito a farne entrare, per ragioni di sicurezza, un numero limitato e di condurre le persone nelle sale adiacenti, dove è possibile seguire in diretta tv i lavori. Plinio ha poi letto alcune osservazioni dei sindacati e dei comitati e ha attaccato: “Il piano ospedaliero partorito dalla coppia Burlando-Montaldo non piace soprattutto per la mancanza di regia e di chiarezza. Lo hanno detto tutti, anche i comitati per la tutela della salute sorti da ponente a levante. Le scelte fatte sono la conseguenza di lobby, non delle esigenze dei cittadini. È un documento fondamentale, che va presentato dopo il piano sanitario. Manifesteremo, in quest’aula e al fianco dei cittadini in tutto il territorio, perché questo provvedimento mette a repentaglio il diritto alla salute”.

[image:5306:r:s=1]”Non c’è una volontà di ostruzionismo da parte dell’opposizione – ha detto Matteo Marcenaro dell’Udc (nella foto con una t-shirt pro Santa Corona) – Questo documento insegue le richieste di alcuni gruppi, ma non tiene conto dei bisogni dei cittadini e i direttori generali sono quelli che hanno proposto gli accorpamenti peggiori. A Savona si chiude un’azienda per risparmiare, ma è uno specchietto per le allodole, perché i numeri forniti da Burlando non sono realistici. Nei confronti dei lavoratori l’atteggiamento è anche peggio: mentre i lavoratori devono fare 20 km in più per andare a lavorare, il direttore generale, con una propria determinazione, si è cambiato l’automobile di servizio. L’intera vicenda della nomina dei direttori generali evidenziata dalla stampa è inquietante”.
A difesa del documento Antonino Miceli dell’Ulivo ha detto: “Dispiace discutere un tema di questa rilevanza con una modalità che non entra nel merito della discussione e punta solo allo show. La richiesta e le modalità dell’opposizione rivelano che si tratta soltanto di una discussione tutta politica: chiacchiere che non aiutano a capire, ma servono solo a fini elettorali senza rendere un servizio ai cittadini. Abbiamo invitato alle audizioni più di 100 soggetti, alcuni dei quali normalmente non vengono convocati: è l’audizione più vasta che il consiglio ricordi. La discussione di merito deve esserci e sarà continuata in commissione”.
Duro l’attacco di Franco Orsi di Forza Italia: “Credo che sia corretto affrontare il tema della sanità sotto il profilo politico. Non solo perché una rivoluzione dell’organizzazione sanitaria è un atto politico, ma anche perché la sanità della Liguria, a dicembre è finita sulle prime pagine dei quotidiani e sulle trasmissioni di attualità con al centro la lottizzazione dei primari. Che credibilità ha la maggioranza nel presentare un piano di riordino dopo essersi macchiata di una gestione clientelare intollerabile, dopo aver creato dipartimenti, primariati e istituito nuove agenzie solo per nominare e premiare i propria grandi elettori? Dignità vorrebbe che la giunta ritirasse il piano e cambiasse rotta”.
Anche Sandro Biasotti (Per la Liguria) ha chiesto il ritiro del piano: “Non stiamo facendo speculazione politica, ma difendiamo il riscontro di oltre 100 audizioni. Ne ho ascoltato una settantina, soprattutto di sindacati, organizzazioni professionali e comitati: solo il rappresentante dei ginecologi si è detto d’accordo col piano. Noi chiediamo che, recependo una parte di queste osservazioni, si riscriva questo piano”.
“Anche io penso che sia necessario un approfondimento sui contenuti del piano – ha detto Vincenzo Marco Nesci (Rifondazione Comunista) – ma, prima di entrare nel merito, vorrei ricordare che abbiamo dovuto affrontare la riorganizzazione del sistema sanitario perché il 25 marzo 2005, il presidente della giunta Biasotti e il presidente del Consiglio Berlusconi hanno sottoscritto in Conferenza Stato Regioni un accordo per ridurre i posti letto per acuti al 3,78%. Inoltre la Finanziaria prevedeva il rientro della spesa sanitaria, pena l’aumento delle tasse. Questi sono i motivi per cui è stata fatta la riorganizzazione, che non è solo questione economica, ma è soprattutto funzionale a una maggiore qualità dei servizi. Difendere le aziende sanitarie, come fa il centro destra, è un errore profondo: la sanità non è una merce, gli ospedali rispondono a bisogni, non sono aziende, non fanno cioccolatini. Le aziendalizzazioni servono solo a privatizzare il sistema sanitario”.
“Se le audizioni servono allora bisogna tenerne conto – ha detto Matteo Rosso di Forza Italia – altrimenti non facciamole. La sanità è un bene troppo prezioso per fare muro contro muro. Abbiamo chiesto il tempo necessario perché il piano sia riscritto nel modo migliore”.
Moreno Veschi (L’Ulivo): “Siamo di fronte allo stralcio di un piano sanitario approvato nel 2002 dalla giunta Biasotti. Questa seconda fase non è solo di tagli, ma di riorganizzazione. Non c’è mai stato un intervento strutturale complessivo sul territorio ligure: stiamo facendo uno sforzo per migliorare la sanità regionale, concentrata in strutture che vanno ammodernate. Tra l’altro per la prima volta gli investimenti pubblici previsti crescono. Alle audizioni ho sentito delle richieste di modifica e delle critiche, non ho sentito la richiesta di ritirare il piano. Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a migliorare il provvedimento”.

[image:5307:r:s=1]”Quando si parla di sanità – ha aggiunto Nicola Abbundo dell’Udc – bisogna ascoltare il territorio, cosa che non è successa con questo piano. La maggioranza dimostra di non conoscere l’entità della migrazione dei pazienti liguri nelle altre regioni: le liste d’attesa in Liguria sono enormi. Questo piano non tiene conto delle discussioni a livello nazionale con il ministro. Non c’è da scandalizzarsi se la politica interviene nella sanità, il vero danno è quando la politica non è capace di scegliere e lo fa solo su base clientelare”.
Luigi Cola (L’Ulivo): “Dovete guardare i contenuti. Bisogna sentire, ragionare, fare proposte concrete e poi decidere su contenuti comprensibili ai cittadini mentre la discussione suscitata dalla mozione del centro destra porta solo a polemiche sterili. Per quanto riguarda le liste d’attesa le polemiche servono solo a tenere tutto bloccato”.
“Respingo ogni tipo di accusa sull’inopportunità di questa seduta – ha rimarcato Francesco Bruzzone della Lega Nord Liguria – Oggi è stato convocato un consiglio straordinario sulla sanità, una richiesta che non è strumentale. Non sono matti quelli che si sono mobilitati fin dai mesi scorsi: volevano esprimere un dissenso. La sanità merita una certa attenzione, non si può trattare con arroganza, bisogna ascoltare le richieste del territorio, non solo dei fruitori, ma anche di chi vive e lavora all’interno del settore”.
Franco Bonello (Unione a sinistra) ha detto: “Questa discussione fa pensare allo spiaggiamento delle balene. Non c’è dubbio che è indispensabile un piano di riorganizzazione, ma sono scelte che vanno condivise. Questo piano va discusso per vedere quanto di ciò che è emerso dalle audizioni può essere accolto. Non dobbiamo strumentalizzare i bisogni della gente. Non possiamo scegliere il male minore, ma ciò che serve di più ai cittadini”.
“Da quest’aula dobbiamo mandare un messaggio – ha detto Gabriele Saldo di Forza Italia – il pubblico non si può ricondurre a un colore politico, credo che ci siano persone diverse fra loro, unite da un denominatore comune: esprimere un disagio territoriale. Sono persone che hanno rinunciato a un giorno di lavoro e con la loro presenza chiedono alla maggioranza di ripensare il piano. È emerso chiaramente che il documento non tiene conto di alcune esigenze”.
“Dopo tanti passi falsi – ha detto Alessio Saso (Alleanza Nazionale) – la riorganizzazione del sistema sanitario, che occupa l’80% dell’azione regionale, è la grande occasione per la giunta Burlando. Risanare i bilanci vendendo i gioielli di famiglia e alzando le tasse è impopolare, ma restituire ai cittadini una buona sanità è un’azione che può ridare fiducia. Questo piano non può essere modificato, deve essere rifatto. Il valore di una giunta si valuta con la sintonia che sa mantenere con la gente. Non sentire queste esigenze è segno di protervia”.
Così ha replicato l’assessore alla salute Claudio Montaldo: “Rivendico e sono orgoglioso del ruolo politico di questa amministrazione regionale nel governo del sistema sanitario ligure, volto al risanamento. Abbiamo risanato garantendo la continuità dell’assistenza e riequilibrando le carenze, che appartengono a periodi storici in cui non governavamo. Lo abbiamo fatto scegliendo di ricorrere ad altri strumenti per ripianare i disavanzi che non fossero le tasse. Ora stiamo aggredendo il tema delle liste d’attesa. Non abbiamo fatto lottizzazioni né clientele: abbiamo dato alla magistratura tutti i documenti perché potesse valutare. Siamo disponibili a confrontarci sul merito delle scelte. A proposito delle clientele di cui ha parlato Marcenaro, l’auto sostituita al Santa Corona era del 1992. Il nostro obiettivo non è economicistico, ma è il miglioramento della qualità, il riequilibrio e l’integrazione dei servizi sul territorio. Sarà nostra cura occuparci della situazione di mobilità dei dipendenti con le rsu. Nessuno, nel 2008, può chiedere di mantenere la ripetizione di strutture. Siamo in una fase transitoria verso la costruzione di nuovi ospedali, ma iniziamo già oggi a dare un servizio migliore. Garantiamo la continuità dei servizi nella prospettiva di una programmazione di medio lungo periodo approvata lo scorso agosto dal Consiglio. Credo che la disponibilità al confronto nel merito data dalla giunta sia dimostrata dagli incontri che stiamo facendo con i sindaci liguri”.

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