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Liguria, anno giudiziario: le cifre della criminalità

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[thumb:413:l]Liguria. Per quanto riguarda i dati sulla criminalità in Liguria, diffusi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Genova, risultano pochi gli omicidi volontari mentre sono diversi quelli colposi commessi, soprattutto, con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o di quelle sulla circolazione stradale. In aumento, invece, i reati di rapina (1862 di cui 123 tentate) e di furto aggravato (50.556 di cui 45.607 ad opera di ignoti) con un incremento di resistenza e lesioni personali.
Il presidente della Corte d’Appello Ettore Criscuoli ha parlato anche di sensibile aumento dei reati contro la pubblica amministrazione: presso tutti i tribunali del distretto il dato numerico è in ascesa (250 a Savona, 31 ad Imperia, 30 a Sanremo, ben 183 a Massa) mentre presso le Procure questo tipo di reato ammonta a complessivi 1.529, di cui 31 per corruzione. In aumento anche i reati commessi da stranieri, spesso extracomunitari, in particolare nel campo della droga, dello sfruttamento della prostituzione, dell’immigrazione clandestina e di introduzione illecita in Italia di minori. Sono in moderato incremento diversi reati a sfondo sessuale e quelli in danno dei minori, anche nell’ambito familiare. Le denunce per violenza sessuale sono state 284 e 42 quelle per pedofilia. Per quanto riguarda i reati legati alla tutela di salute, ambiente e territorio sono diffusi gli incendi boschivi dolosi e colposi (179 Sanremo, 193 ad Imperia, 104 a La Spezia). In crescita anche i reati in materia ambientale (204 nel chiavarese) e le violazioni nel campo di edilizia e urbanistica (385 violazioni accertate nel sanremese), con un raddoppio del numero dei procedimenti rispetto al periodo precedente.
E’ segnalato un forte incremento di criminalità informatica nella procura di Genova (1220 reati accertati). Criscuoli ha riferito che è in preoccupante aumento la prescrizione, nei vari gradi del giudizio, soprattutto per i reati di scarsa consistenza. “Si è riscontrato – sostiene Criscuoli – che viene omesso di segnalare nel fascicolo il termine di prescrizione e tale trascuratezza comporta spesso numerose prescrizioni, anche presso l’ultimo grado di giudizio”.

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