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Il pesce azzurro fa bene al cuore

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[thumb:5242:l]Regione. Il pesce, si dice, fa bene al cuore. Ma non sempre, e non tutto. Bisogna saperlo scegliere e cucinare. Ecco i principali consigli che anticipano gli interventi degli esperti riuniti questa sera, alle ore 17, nell’incontro con il pubblico presso il Teatro della Gioventù di Genova, nell’ambito della due giorni su alimentazione e prevenzione cardiovascolare “Nonsolocuore”.
“Il primo consiglio per far vivere di più e meglio il nostro cuore è quello di inserire il pesce azzurro nella dieta alimentare settimanale – afferma il professor Paolo Bellotti, direttore della cardiologia dell’Ospedale San Paolo di Savona ed organizzatore degli incontri – In generale tutte le specie di pesce azzurro sono consigliate: tra le più ricche di omega3 segnaliamo ad esempio gli sgombri, le sardine e le acciughe. Altra accortezza è quella di non friggere il pesce. Indipendentemente dall’olio usato (oliva o semi) con questa modalità di cottura vengono annullati i benefici cardiovascolari della molecola omega 3. La migliori preparazioni, secondo i nostri dati sono al forno o bollito”.
Dal punto di vista scientifico gli omega3, presenti in grandi quantità nel pesce azzurro, sono acidi grassi polinsaturi a lunga catena di carbonio derivanti dall’acido alfa linoleico, più concretamente essi sono in grado di entrare nella costituzione delle membrane cellulari diventando protagonisti di diverse azioni molto importanti tra le quali: l’azione antitrombotica, la riduzione dei trigliceridi, e soprattutto migliorano il ritmo cardiaco evitando in concreto l’insorgenza di aritmie cardiache.
Per un individuo sano in funzione di prevenzione cardiovascolare, i medici consigliano l’assunzione circa mezzo grammo al giorno di omega3, il che significa assumere pesce azzurro due volte a settimana. Per un individuo che ha già avuto eventi cardiovascolari, la quantità necessaria si alza ad un grammo al giorno, il che significa sempre assunzione due volte a settimana ma con l’aggiunta degli integratori farmacologici, sia come terapia che come prevenzione.
La presenza di pesce sulle tavole liguri raddoppia. Il consumo pro capite annuo di pesce passa infatti dai 12 Kg del 2006 ai 24 Kg dell’anno appena chiuso. Un dato che potrebbe sembrare positivo sia per la nostra economia sia per la salute dei consumatori che scegliendo i prodotti ittici variano e rendono più completa la loro dieta. Tuttavia la realtà è molto diversa.
“Anche da noi è la globalizzazione a farla da padrone – afferma il dottor Gualtiero Pesce, responsabile del servizio di veterinaria dell’Asl 2 Savonese ed esperto di fauna ittica – I consumatori liguri, dal nostro punto di osservazione, sono un po’ pigri e scelgono sempre più spesso prodotti semplici da cucinare, senza spine, come i cosiddetti ‘pesci bistecca’ snobbando i prodotti nostrani. Abbiamo infatti appurato che tra i pesci che corrispondono a questa descrizione i più venduti nei mercati e nelle pescherie liguri sono il pesce Persico del Lago Vittoria nel centro Africa ed il pesce Pangasio proveniente dalla Thailandia, dal fiume del Mekong”.
Si tratta evidentemente di un cortocircuito geografico, che oltre a mettere in evidenza gli effetti sempre più consistenti della globalizzazione, porta ad una conseguenza non proprio secondaria “Capita sempre più spesso – spiega il dottor Pesce – che il pesce fresco, ed in particolare quello azzurro, pescato nei nostri mari non sia scelto dai consumatori e non riesca ad essere smaltito dai nostri mercati finendo per essere distrutto”.
Il pesce Persico africano è stato introdotto negli anni ’50 nel lago Vittoria da due biologhi australiani. Viene esportato ma anche allevato in tutto il mondo, in particolare in Europa, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Giappone. In Italia è molto apprezzato, fenomeno strano considerando che gli italiani prediligono soprattutto il pesce di mare. Successo probabilmente dovuto al fatto che si tratta di un prodotto che si presta molto alle esigenze di una famiglia ad esempio con bambini: viene infatti venduto in filettoni spessi, senza spine e con un sapore neutro.
Il pesce Pangasio è diffuso in Asia e Mekong e nei suoi affluenti ha un corpo tozzo ma allungato, la testa piatta con larga bocca e piccoli barbigli. La pinna dorsale, le pettorali e le pinne ventrali sono allungate ma di dimensioni contenute. Le carni del Pangasio sono richiestissime in Europa e in Italia, dove ormai è possibile acquistarlo al supermercato. Il sapore è delicato, ricorda quello della trota, ma meno grasso.

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