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Cairo, morte bianca all’Italiana Coke: indagini per chiarire la dinamica

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[thumb:5233:l]Cairo Montenotte. E’ rimasto schiacciato tra un carrello per il trasporto del coke e la parete di un tunnel l’operaio Giancarlo Garabello, 45 anni, morto nello stabilimento dell’Italiana Coke. L’uomo, originario di Saliceto (Cuneo), era dipendente di una ditta esterna, le “Officine Castagneto”, che si occupano, in associazione temporanea d’impresa con la Nuova Simic, della manutenzione meccanica all’interno della fabbrica.
L’area dell’incidente è stata posta sotto sequestro dalla magistratura e per oggi è previsto un sopralluogo da parte del procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico e dal sostituto Maria Chiara Paolucci, che ha aperto un’inchiesta per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto ed accertare eventuali responsabilità. Non è ancora ben chiaro perché l’operaio si sia trovato nel tunnel al sopraggiungere del carrello. Inoltre sembra che l’impianto (la macchina guida coke) non fosse in manutenzione programmata. Sia la magistratura sia gli ispettori antinfortunistici della Asl 2 valutano tutte le posibili cause: dall’errore umano a quello organizzativo al guasto tecnico. Sulla salma della vittima è stata disposta l’autopsia. E’ ricordato come una persona impegnata nel sociale, Giancarlo Garabello, sempre pronto a dare una mano nella Pro Loco di Saliceto e nelle campagne del’Aism, l’associazione contro la sclerosi multipla. Per lungo tempo era stato anche donatore di sangue. Lascia la madre ottantenne Aurelia e i fratelli Piera, Vincenza e Franco.
L’Italiana Coke ha assicurato che tutti i sistemi di sicurezza al momento dell’incidente erano stati attivati e funzionanti. “Quello che è successo – ha detto ai giornalisti il direttore dello stabilimento, Massimo Buldraghi – è per noi inspiegabile. La nostra aziendza negli ultimi tre anni ha investito 35 milioni di euro per la sicurezza e l’ambiente e pochi mesi fa ha anche ottenuto la certificazione Iso 14001. L’ultimo incidente in fabbrica risale ancora prima degli anni Ottanta”.
L’Italiana Coke è una azienda privata, controllata da Augusto Ascheri, leader in Italia e in Europa nella produzione di coke per le fonderie a ghisa. Nell’impianto della tragedia, a Bragno, arriva a produrre oltre 500.000 tonnellate annue di coke destinate per oltre il 50% al mercato estero. L’azienda ha anche un impianto di produzione di energia elettrica capace di generare fino a oltre 161 milioni di kwh l’anno. “Viene utilizzato – si legge in una nota – il gas di cokeria all’interno di un moderno impianto di cogenerazione che conta su nove motori dedicati alla produzione di energia elettrica e vapore”.
Il fatturato 2006 è stato di 110 milioni di euro ed è stato realizzato, riferisce la società, grazie all’opera di oltre 220 dipendenti diretti a cui vanno aggiunti altri 150 lavoratori dell’indotto.
La giornata di ieri è stata funestata anche da un’altra morte sul lavoro. Giuseppe Mestre, 50 anni di Noventa di Piave (Venezia), impiegato in un cantiere edile di Santa Maria di Piave, una frazione di Vazzola, nel trevigiano, è morto folgorato. L’uomo era alla guida di una betoniera, il cui braccio metallico, per cause da accertare, sarebbe entrato in contatto con conduttori elettrici. La scarica lo ha ucciso sul colpo. Le due morti, in Liguria e in Veneto, hanno riattivato sul piano nazionale una scia di polemiche e nuovi appelli dei sindacati alle istituzioni ed agli imprenditori a mettere la questione della sicurezza al centro degli impegni.

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