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Albenga, La Destra propone esame di italiano obbligatorio per gli stranieri

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Albenga. “Simona Vespo, presidente del comitato pari opportunità del Comune di Albenga, rappresenta solo se stessa”. Così replica Luisa Caristo, membro di minoranza del comitato e responsabile provinciale femminile del movimento politico La destra di Storace, sulle affermazioni riguardanti immigrazione e pari opportunità.
“Gli immigrati non hanno solo diritti ma anche doveri – osserva Luisa Caristo – Ben venga anche ad Albenga l’ordinanza che obbliga gli stranieri, che richiedono la residenza, a dimostrare di aver casa e lavoro, di controllare la loro fedina penale e di comunicare gli eventuali casi sospetti al prefetto o al questore”.
“Inoltre – prosegue l’esponente de La Destra – L’esame della conoscenza dell’italiano per gli stranieri deve essere obbligatorio: è inammissibile l’inserimento nel mondo lavorativo o scolastico senza aver prima superato l’idoneità alla lingua italiana. Solo accettando le nostre regole ed i nostri usi, da parte degli immigrati, si potrà aprire un percorso che porterà ad una civile convivenza”.

Commenti

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  1. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    Sembra comunque che nel “gestire” il fenomeno immigrazione venga sottovalutato il problema delle vaccinazioni contro malattie che si credevano debellate.

  2. lui la plume
    Scritto da lui la plume


    Una altra caratteristica degli “ospiti” … benestanti visto che sono “condomini” e’ quella di non pagare le spese condominiali ad oltranza.

    Poi quando l’amministratore si muove per farsi pagare, comincia il calvario dell’avvocato che dobbiamo pagare noi italiani,

    passera’ tutto il tempo possibile e poi dopo il fallimento la banca che ha anticipato tutti i denari necessari all’acquisto ed ha acquisito due o tre anni di rate mutuo si prende la casa e lascia senza un soldo il condominio.

    Poi entra un nuovo proprietario inquilino e la storia infinita ricomincia.

    Il consolato fa’ finta di niente.

    Come difendersi?

  3. Bruno Pirastu
    Scritto da Bruno Pirastu

    Per esperienza personale posso solo dire che anche se sanno parlare l’Italiano al momento del bisogno non se lo ricordano !!! Vero quello che dice la plume , anch’io ho casa a Milano e vedo che caos cìè nella differenziata ma sembra di parlare al vento quando si dice come e cosa si deve fare. Ti guardano bamboccioni, specie le donne , e ti rispondono in Inglese o Spagnolo , se gli dici le cose in quelle lingue non ti rispondono, evidentemente o hanno imparato le solite quattro parole oppure , grave , se ne fregano , perchè mentre io ho il codice fiscale tracciabile loro hanno se non uno almeno due o tre nomi e cognomi. Di certo che un esame di lingua italiana potrebbe essere utile ma sarebbe solo a vantaggio di chi , minoranza , vuole integrarsi per gli altri che vedono l’Italia come territorio da conquista dove poter fare quello che a casa loro è vietato sarebbe inutile.

  4. lui la plume
    Scritto da lui la plume


    Alcune banalita’:

    A Milano affibbiano multe abbastanza salate se i bidoni della raccolta differenziata sono riempiti in modo improprio.

    La documentazione a corredo di queste direttive (multe) e’ tutta in italiano.

    L’immigrato che arriva nelle nostre case riesce in breve tempo ad acquisire una sufficiente dimestichezza con la nostra lingua, poi appena puo’ fa’ arrivare la famiglia …. (cui viene delegata la gestione della immondizia ….) e arrivano le multe.

    Ho provato a chiedere alla amministrazione comunale di mettere a disposizione (anche in internet) la documentazione in tutte le lingue (sara’ poi compito dell’amministratore o dei consiglieri del condominio esporre i cartelli nelle lingue corrette).

    Proposta caduta nel nulla per l’intervento del consiglio di zona che ne ha approfittato per organizzare il suo bravo corso di italiano per immigrati
    (probabilmente gestito da qualche amico dell’amico)
    che non credo abbia avuto quel grande successo, anche se e’ stato certamente regolarmente pagato.

    Insegnare la lingua e’ certamente una cosa auspicabile,

    bisogna tuttavia rendersi conto che

    buttare i soldi dei contribuenti non e’ una cosa apprezzata,

    pertanto alla amministrazione si chiede

    di “fare gli esami,
    di controllare i successi ottenuti e
    NON di gestire dei corsi,

    Questi lasciamo siano a completo carico di chi li vuole fare o offrire,

    Se “e solo SE”
    l’operazione ha successo
    e da un esame dei risultati ottenuti si evince
    che la persona ha operato bene ed ha acquisito
    (a spese Sue o del benefattore benpensante di turno,
    che non disprezzo, anzi ammiro)

    quelle conoscenze che si ritengono utili per l’integrazione

    si puo’ procedere con un “rimborso forfettario”
    una cifra discreta che fara’ molto comodo al nostro nuovo ospite che si sentira’ accettato e riconoscente(e a noi costera’ molto meno).